martedì, 23 ottobre 2007

Spedizione

Oggi mi vengono a prendere. Ci penso appena sveglio, vedendo le ultime cose da mettere nel bagaglio sparse per la stanza: i farmaci - lì non ne trovo, di questi - l'orologio, la giacca pesante. La giornata di ieri l'ho impiegata quasi per intero a prepararlo, il bagaglio; adesso verifico meticolosamente più volte di non dimenticare l’ essenziale, ma sto pure attento a farne qualcosa di maneggevole, che non impedisca. Cerco di ripercorrere mentalmente l'itinerario, che pure dovrei conoscere bene. La prima parte è la più faticosa. Rischiosa, anche. Ricordo ancora un altro viaggio, quando la cabina si bloccò e ci furono dei momenti di panico. Poi viene la discesa: lì c'è bisogno di tenersi stretti, il passo diventa penoso, lentissimo; non è lunga, è stata anche attrezzata con un corrimano perché non sia del tutto impraticabile, ma l’impegno che richiede è sempre notevole; è escluso che ci si possa riuscire da soli, per questo andremo in gruppo.
Quella successiva è la tappa comoda; panoramica, anche. Dai finestrini, il paesaggio è quello che conosco già, ma ogni volta mi sembra che sia nuovo. Durante il tragitto mi chiedono più volte se ho davvero con me tutto ciò che mi serve, rassicurandomi per i dubbi sugli indispensabili occhiali o sull’ossigeno: a destinazione ne troveremo, hanno provveduto da tempo ad attrezzare quei luoghi, anche se li frequento raramente.
L’auto sobbalza, a tratti, ma mi assopisco e lo avverto appena. Sono più attento al battito del cuore, alla pressione, al respiro: il viaggio è lungo, altrettanto lungo sarà il ritorno, è necessario essere in buona forma. A un certo punto non riconosco più ciò che vedo fuori; è il giovane alla guida che decide la strada; se però chiedo una deviazione per rivedere un posto noto, non fa difficoltà, a meno che non si sia in ritardo sul programma. Lo ricordo fino a non molto tempo fa, ragazzo, chiedermi curioso dei molti viaggi di un tempo; con il padre – adesso è accanto a lui e di tanto in tanto si gira a controllare che tutto vada bene – che sorrideva nell’osservarci.
Arriviamo dopo un’ultima tappa affannata, a piedi, fra difficili passaggi sulla ghiaia, boscaglia fitta, salite estenuanti - sempre in cordata - lunghi percorsi nella penombra delle stanze della grande villa. In attesa del pranzo, e poi del ritorno, poso i miei novantasette anni sulla poltrona di cuoio liso, salutato da una piccola folla che dicono essere la mia famiglia, ma nella quale credo di riconoscere solo qualche volto.

ArimaneBis, 19:30 | link | commenti (3)
Commenti
#1    23 Ottobre 2007 - 20:00
 
starebbe bene in lettere dal carcere :-)
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#2    26 Ottobre 2007 - 12:40
 
poi dimmi del ritorno.
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#3    27 Ottobre 2007 - 22:46
 
*Ombra:
Faticoso come l'andata, ovviamente.
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