giovedì, 22 novembre 2007

Doppio gong

Ho già incassato tanti colpi che l'idea di prenderne un altro, per quanto doloroso possa essere, mi è quasi indifferente. Me lo risparmia il gong, e ricomincia la litania concitata dei secondi, che dice di guardie più strette, di passi più veloci, di finte più astute. Ascolto le parole che mi arrivano dalla nebbia dei miei sensi scossi; sorrido, annuendo obbediente, anche se è difficile riconoscere un sorriso nel volto sfigurato e ottuso che fissa il vuoto. Nelle invenzioni, nelle storie che spesso ci raccontano, dovrei alzarmi deciso, raccogliere le forze disperate e trasformarmi in un implacabile vendicatore di me stesso. Invece resto lì, anche dopo la campana del nuovo inizio, a sentire la vita che - con languore quasi piacevole - scivola lungo le braccia abbandonate, inciampa sui guantoni, si disperde in rivoli e si raccoglie di nuovo, gocciolando a formare due pozze scure ai lati del piccolo sgabello che mi regge. 

Lo scruto mentre barcolla verso l'angolo. Misuro i cedimenti delle gambe a ogni piccolo passo, leggo l'inevitabile rinuncia nelle spalle ingobbite. Penso al colpo che la campana gli ha evitato: probabilmente avrebbe avuto il sapore della conclusione. Gli parlano, mentre asciugano sangue e umori dal viso irriconoscibile; annuisce - sorride, forse - ma so che nessuna di quelle parole lo raggiunge veramente. Vedo già il mio braccio alzato in segno di vittoria, ma è solo un attimo. La scintilla fugace che mi è esplosa nella testa con l'unico colpo che incautamente ho trascurato di parare torna a sfolgorare dietro ai miei occhi, mentre attorno tutto si fa buio e la vittoria evapora insieme al sudore bollente che scorre sul mio volto indenne ma all'improvviso privo di espressione. 

ArimaneBis, 09:41 | link | commenti (8)
Commenti
#1    22 Novembre 2007 - 11:48
 
cancella tutto, peramordidio: se ti legge Stallone ci propina un Rocky ottavo in stereofonia...;-))
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#2    22 Novembre 2007 - 18:00
 
*Cybbolo:
Mah! Ho sempre concordato con la celebre recensione di Kezich che gridava al capolavoro per Rocky II. Certo che, a vedere l’evoluzione della serie, immaginare il livello di Rocky VIII non è consolante.




Piuttosto, le ispirazioni pugilistiche di alcuni miei scritti dipendono, credo, dalla fortissima impressione che mi fece il piccolo capolavoro di Richard Matheson, Steel, incluso nelle einaudiane Meraviglie del possibile (1973) ma già reso negli anni ’60 in telefilm nella mitica serie Twilight Zone (Ai confini della realtà), che – sia detto fra parentesi – fu ideata e realizzata dallo stesso Matheson. Nel racconto, ambientato nell’epoca in cui sono solo dei potenti robot a combattere sul ring, uno scalcinato allenatore, ex pugile (Lee Marvin nel telefilm), per non perdere la borsa a causa della rottura del suo malandato robot alla vigilia di un match, si traveste da androide e affronta il tremendo avversario meccanico (altro che “ti spiezzo in due”!).






Con l’occasione: penso sempre che Matheson sia da rileggere per intero: L’esame, Nato d’uomo e di donna, Duel (il soggetto del film di Spielberg) sono fra i più inquietanti racconti della straordinaria fantascienza sociologica dei ’50-’60 che i benemeriti Solmi, Fruttero e Lucentini ebbero il coraggio di farci conoscere, ben prima dello “sdoganamento” del genere.
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#3    22 Novembre 2007 - 20:51
 
Un doppio gong in bianco e nero, Arimane, e se devo pensare ad un film penso alle atmosfere di Toro Scatenato

La colonna sonora la ricorderai

"... ma io non sono Olivier, anche se mi farebbe piacere. E poi lo vorrei vedere sul quadrato recitare se con Sugar si misurasse chisà quante ne pigliasse... per cui datemi un'arena, Jake il toro si scatena, perchè oltre al pugilato sono attore raffinato. Questo è spettacolo! "
la poesia è di Jake LaMotta
;)
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#4    23 Novembre 2007 - 15:54
 
Mi sa che anche tu hai guadagnato un uovo lettore!
Complimenti!

Laura (da Ippogrifo)
utente anonimo

#5    23 Novembre 2007 - 23:03
 
Bella. Tornano alla mente i versi che Umberto Saba scrisse sul dualismo attaccante-portiere.
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#6    24 Novembre 2007 - 09:48
 
*Narrando:
"Goal" è uno dei rarissimi esempi di vero interesse della letteratura italiana per lo sport. Non dico per il "fenomeno" sportivo, ma per l'essenza competitiva dell'incontro della guerra simulata (individuale o di gruppo). Non fare i conti con questa dimensione conduce (salto ogni mediazione) ad essere intimamente guerrafondai e violenti.
Mai nella nostra letteratura sarebbe possibile - nonostante la foia delle tifoserie - un capitolo come quello iniziale di De Lillo sulla partita di baseball che apre "Underworld" o anche il lungo incontro di squash di "Sabato" di McEwan. Per parlare solo di cose recenti.
(Per cose più risalenti, invece: dell'indifferenza per qualsiasi dimensione "fisica" del confronto fra umani è testimonianza pure l'avere sostanzialmente ignorato (fino a Calvino) perfino il delizioso "Amore e ginnastica" deamicisiano).
Anche lasciando da parte il pugilato, il valore metaforico del sociale contenuto in un confronto sportivo (penso a un capolavoro cinematografico - ovviamente misconosciuto da noi - come "Ogni maledetta domenica" di Oliver Stone) non si confà al buonismo insopprimibile che caratterizza l'intellettualità del Belpaese.
Però, forse, Antonio Franchini ("Quando vi ucciderete, Maestro" e "I gladiatori") fa sperare bene.
Continuo a sproloquiare a ruota libera, adesso (d'altronde è sabato mattina, no?):
nel linguaggio giornalistico e televisivo e nella prosa che i ragazzi ereditano dalla scuola c'è una sovrabbondanza di verbi di possibilità e che esprimono il tentativo, a volte addirittura con effetti esilaranti ("il tale ha cercato di poter fare..."). A sentirli penso sempre (ecco lo "sport") a Matrix, quando Morpheus, allenando Neo alle arti marziali, gli dice "Non tentare di colpirmi. Colpiscimi".
Sono proprio fuori strada?
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#7    24 Novembre 2007 - 09:53
 
Ahhh! Dimenticavo!
... le straordinarie pagine che Philip Roth ("La macchia umana") dedica al pugilato. Poco di meglio si può dire.
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#8    25 Novembre 2007 - 14:34
 
*Cronomoto:
in bianco e nero, certo.
Sono i colori del pugilato, del jazz, dei noir d'annata francesi e americani, delle foto dell'infanzia, di qualche città e della chiarezza.
Ma gli occhi sono fatti per vedere alcune migliaia di colori e sfumature.
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