Rivali
Sto per baciarla, qui, sul divano di casa sua, quando lui decide che è ora che Osso e Gino facciano irruzione. Devo riprendere in mano la quarantaquattro, gettarmi a terra, urlarle di mettersi al riparo, prendere la mira. Dopo i primi colpi, Gino è steso sul pavimento, un occhio sfracellato; Osso è costretto a ripararsi nel cucinino. Mi avvicino cauto alla porta, di lato, l'arma puntata, ma finendo di leggere la frase mi accorgo che ha scritto che è scarica. Imprecando, mi getto sulla finestra, cercando disperatamente di ricordare a che piano aveva collocato l'appartamento. Scopro a mie spese che è al secondo - poteva andare peggio, certo - e la provvidenziale pattumiera che lui ha piazzato sotto la finestra non basta ad evitarmi delle brutte contusioni. Riemergendo dal rivoltante materasso si immondizia che mi ha salvato intravvedo la sagoma di lei inquadrata nella finestra; ho un attimo di sollievo, poi vedo Osso che le si avvicina alle spalle con un coltello in mano. Capisco che ha deciso di imprimere alla scena una svolta raccapricciante: le farà tagliare la gola, come minimo. Non ho il tempo di fermarmi a leggere: altri uomini di Marzano sono in agguato sul marciapiedi; ho visto che ha parlato di una fila di macchine parcheggiate appena fuori del vicolo: va da sè che debba rubarne una e fuggire sgommando.
Dopo che il Barone mi ha nascosto nel retro del suo bar e mi ha dato dei vestiti meno lerci dei miei - ecco, lo sapevo, ha pensato bene che il Barone abbia due taglie più della mia, così devo arrotolarmi i pantaloni alle caviglie - mi dedico a pulire e a ricaricare la mia arma, disteso sulla brandina. Intanto leggo distrattamente il seguito, man mano che lo va scrivendo. E' di una convenzionalità nauseante: Osso fa rapporto al capo, questi lo fulmina con lo sguardo per l'incompetenza e per l'inutile crudeltà di sgozzare Miriam, poi affida la mia eliminazione al sicario tetro, vestito di nero, che finora è rimasto nell'ombra.
Dopo sei romanzi - uno più venduto dell'altro - posso immaginare con facilità cosa sta architettando per il mio incontro col killer, così mi preparo: mi metto in tasca un coltello da sub - di quelli seghettati, che squarciano - nell'eventualità che si arrivi a un corpo a corpo; mi avventuro fino in stazione, a nascondere nell'armadietto un'altra pistola; così se mi segue fin lì per farmi prendere la valigetta e poi mi intima di voltarmi piano con le mani in vista gli faccio una bella sorpresa.
Poi, però, mi accorgo che si sta dilungando in un colloquio fra i poliziotti che mi cercano e l'informatore che mi ha tradito. Così mi viene l'idea. Per quanto lo conosco, prima che si decida a finire il paragrafo, tornando a farmi entrare in scena, ho tutto il tempo di arrivare alla casa sul mare con la macchina rubata. Verifico ancora una volta che il caricatore sia pieno, mi procuro un ferro per forzare la porta, metto in moto. Mentre corro sulla litoranea, penso soddisfatto che gli sta bene finire così; non solo per come ha fatto liquidare la povera Miriam, quanto per l'uso scandaloso che fa della punteggiatura.
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