¿A las seis? Aún no han puesto las calles!
Siamo in tanti a fare questo lavoro, ma le braccia non bastano mai. Dico braccia per dire, ché usiamo scavatrici, trattori, benne, gru, asfaltatrici, auto, camion, schiacciasassi. La strada va rimessa con cura, senza lasciare interstizi fra il margine delle case e l'asfalto o il marciapiedi: non voglia il cielo che qualcuno inciampi e si faccia male. Poi c'è sempre il problema del lavoro mal fatto da quelli che la notte le portano via. Lasciano sampietrini sparsi, chiazze di catrame, a volte anche qualche attrezzo, che so, un badile o una leva per sollevare le basole. A noi tocca di sgomberare bene, prima di stendere di nuovo il nastro di bitume; se non ci accorgiamo di qualcosa lasciato lì per sbaglio, la macchina - cieca - ci passa sopra, appiattisce l'attrezzo o il residuo di vecchia strada, ma sul manto che poi stende resta un bitorzolo, una gobba; quelli come me, che ci tengono alla precisione, i vecchi del mestiere insomma, queste imperfezioni non possono proprio tollerarle. Vero che nessuno si chiede cosa siano; sembra a tutti normale che una strada si impenni in una cunetta o che dal marciapiedi esca all'improvviso la base di un paletto; la strada deve essere liscia, invece; si deve potere camminare senza guardare in basso, a dove si mettono i piedi.
I nuovi spesso si chiedono e chiedono a noi anziani com'è possibile che le enormi macchine che usiamo vadano avanti con il loro lavoro ciclopico senza fare il minimo rumore, come se la consegna del silenzio che ci hanno imposto valesse anche per motori, erpici e carrelli. Io non ho risposte: è così e basta. Fatto sta che nessuno, mai, nonostante l’immenso lavorìo che si svolge due volte ogni notte, è stato svegliato dal trambusto. Così come nessuno - ancora o già sveglio - passando casualmente da una strada in ricostruzione, ha mai notato le transenne, le luci di segnalazione, i mucchi di terra o le buche del cantiere. Siamo abili a dissimularci, a dirottare il passante o l’auto verso le strade già pronte. Non so se quelli dell’altro turno sono ugualmente accurati, ma suppongo che sia così, perché non ho mai avuto notizia di scandali o sorprese per una strada mancante o di cadute nel vuoto di qualcuno che usciva troppo tardi da casa, senza guardare bene fuori dal portone.
Solo una volta, mentre ci si scambiavano brevi frasi aspettando il capoturno sempre in ritardo, i motori già avviati e gli attrezzi in bell’ordine sui cassoni dei camion, i caffè bollenti a scaldarci le mani, un anziano operaio del quale poi diventai amico fece ridere tutti - ma c’era anche un certo imbarazzo per i compagni che avevano così clamorosamente sbagliato - raccontando della strada di un quartiere residenziale poco lontano che era stata rimontata alla rovescia, così che, in entrambi i sensi, si faceva fatica a camminare come se si fosse impediti dal vento contrario. Era dovuta intervenire la squadra d’emergenza, quella che lavora anche di giorno, per sistemare la faccenda.
Adesso è difficile che succeda una cosa del genere, ma prima si lavorava diversamente. Le strade tolte durante la notte venivano arrotolate in colossali balle e conservate nel Magazzino, ognuna con la sua targhetta, con tanto di piantina annessa, casomai quelli del turno dell'alba non fossero del luogo e non sapessero i nomi delle vie. Ma dal tempo dell'incendio che ha distrutto l'ala Est del deposito, lasciando senza strade interi quartieri fino alla febbrile rifabbricazione di quelle andate perdute, il sistema è cambiato: prima dell’asportazione, le strade vengono fotografate; poi, nelle poche ore che abbiamo a disposizione fra le prime luci e l'ora in cui il sonno abbandona gli occhi della gente, programmi sofisticatissimi ricreano le vecchie strade nella pancia delle enormi asfaltatrici che facciamo girare per i quartieri e che le posano delicatamente già pronte, uguali a prima per materiali e dimensioni. A noi resta da rifinire, rimettere a posto alberi, strisce pedonali, spartitraffico, aiuole; qualche perfezionista riproduce perfino le cartacce o le macchie d’olio del giorno prima, ma io non spendo tempo per queste cose, delle quali poi nessuno si accorge; se mi resta qualche minuto prima di rimontare il cantiere, preferisco fermarmi a fumare sul marciapiedi, guardando compiaciuto il lavoro appena fatto.
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