(ancora una riproposta: il raccontino che segue è apparso a suo tempo fra le Ucronie capovolte ideate da Cronomoto)
La Renault rossa
- Sì, le corde ai piedi erano lente, come se volessero darmi una possibilità. Mi sono sciolto con pochi movimenti, mentre li aspettavo. Poi l’ho visto entrare nel garage, con un grosso mitra in mano; aveva lasciato la porta aperta e sono semplicemente uscito alle sue spalle mentre mi cercava dentro. Appena uscito, ho riconosciuto il quartiere; sapevo che questa casa non era lontana, lo ricordavo dai tempi in cui autorizzammo quel programma di copertura.
- Non ha parlato con nessuno, lungo la strada?
- Ma cosa dice! Conosco le regole, dovrebbe saperlo. Piuttosto, lei, chi ha informato, dopo il mio arrivo qui?
- Solo chi di dovere. Deciderà lui chi mandare.
- Spero che pensi anche a un medico.
- Lo farà senz’altro. Intanto prenda del caffè. Non c’è altro, mi spiace.
Dalla finestra, vide fermarsi le due auto. Si chiese perché avessero scelto quelle; la seconda era troppo vistosa, con quel rosso. Rispose al citofono e fece aprire la saracinesca. Vide scomparire le code delle auto, due piani sotto di lui.
Aspettando che salissero, pensò ancora a quell’uomo anziano, apparentemente esitante e dubbioso. Pensò a quanto invece sarebbe stato deciso, dopo, nello scompaginare il mondo che fino ad allora aveva ostinatamente protetto.
Arrivarono in quattro, ma parlò solamente l’uomo piccolo e calvo, autorevolmente. La conversazione non durò più di dieci minuti. Poi la breve telefonata.
- La porteremo via senza che nessuno la veda, ovviamente. Starà scomodo, ma è indispensabile.
L’anziano accennò un sorriso: E dopo tutto questo, mi parla di scomodità?
Nel garage dove scesero tutti quanti, il portellone dell’auto rossa era aperto; sul pianale, una coperta un po’ sdrucita.
L’uomo calvo fece un cenno a uno che era stato in disparte. Quello aprì il cappotto. Gli occhi dell’anziano ebbero un lampo di comprensione; incongruamente, le labbra si piegarono in un altro sorriso amaro, nel vedere comparire un’arma del tutto simile a quella che aveva visto nell’altro garage. Guardandosi intorno, osservò, senza smettere il sorriso: L’auto era verde, lì. Poi si accoccolò nel vano aperto.
- Mi dispiace, Presidente, disse il calvo.
![blognuvolebanner[1]](http://farm4.static.flickr.com/3021/2774575296_e5f3e778be_t.jpg)





