Fa tutto il vento
Così mi hanno detto quando mi sono messo alla guida, esitante, serrando bene le fibbie della tuta da volo e chiudendo con cura le cerniere, fino all’ultimo dente. Mi affido a questo compagno invisibile, che è ovunque e in nessun luogo, che si alza e cessa con la stessa imprevedibilità della vita.
Per millenni ha levigato le montagne, estraendo sabbia che ha attraversato i mari per coprire di un velo sottile terre lontanissime. Ieri ha portato dei semi, oggi una piuma e il verso di un uccello; domani, forse, un pensiero levigato.
Passa all’alba sulla terra insanguinata, sulle case annerite, sui corpi riversi. Solleva, spazza, porta via. Con l’odore del sangue, con il fumo, con il sentore di morte, porta via anche il dolore. Il cielo terso si accende della luce del giorno nuovo.
Adesso che è arrivato, abbiamo spiegato tutte le vele; esausti, non siamo in grado di manovrare drizze e timone; ci affidiamo al soffio potente, alla sua casualità imperscrutabile, per tornare a casa.
Fa tutto, sì. Questo pensiero molesto, quell’ansia, quel corrucciamento, li porta via come fossero polvere. Una ruga sulla fronte resiste, si aggrappa alla pelle, si torce. Nulla da fare; strappata via, scompare nel piccolo vortice che si insinua sotto la porta; nessuno la vede più.
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