giovedì, 27 dicembre 2007

Tasche

Per quanto affondi sempre di più la mano nella tasca, non riesce a toccarne il fondo. Al tatto riconosce – o così gli pare – le cose che compongono gli strati che attraversa frugando.
Questa dalla consistenza ruvida è la bugia che ha detto ieri, questa ormai molliccia è quella dell’altroieri (deve ricordarsi di buttarla via, non serve più). Rassicurato, tocca la figurina rara che non scambierà mai, è sempre al suo posto. Si insinua fra viti di Meccano, matite colorate ridotte a mozziconi, chiavi in disuso che ha voluto per sé, fogli accartocciati con disegni minuti di scene di battaglia, fiammiferi segreti, spine dalla forma curiosa, elastici rossi, piume di gabbiano, una galla di quercia, il ricordo – incomprensibilmente caldo - di Anna della quarta B, un soldatino piccolissimo (la mano con la pistola si è rotta), la pallina di pongo del colore indefinito che risulta dalla confusione di mille altri, la biglia di vetro con la spirale colorata che tutti hanno, la paura del corridoio buio, lo scubidù che non ha mai saputo intrecciare, una boccetta di mercurio brillantissimo e ambiguo (argento vivo, dicono; ed è vero, pensa lui; e questa non ce l’ha nessuno), il francobollo di un paese lontanissimo, quasi dubbio, staccato dalla lettera del nonno-comandante in viaggio, il residuo di un maialino di zucchero del quale ha mangiato tutto tranne il muso, resistendo stoicamente alla gola. Niente: la cucitura del fondo, con le sue briciole di pane vecchio, con la sabbia dell’estate interminabile, con il suo buco aperto sul futuro, sembra irraggiungibile, per quante cose la nascondono.
Nell’altra tasca non lo cerca nemmeno, il fondo: è quella dei sogni, tutti alla rinfusa. Quelli fatti la notte, fermo per il terrore o aggrappato alla loro luce per non uscirne. Quelli fatti di giorno - camminando, magari – invidiando, o osservando per imparare, la sicurezza del ragazzo che intravvede sull’altro marciapiedi o il gesto affettuoso di un padre che si china a parlare al bimbo piccolissimo tenuto per mano. Stanno lì, cambieranno molte tasche, li tirerà fuori uno a uno, al tempo.
Nelle tasche posteriori, quasi nulla: figuriamoci se ci mette qualcosa di utile, ché si schiaccerebbe come fu per lo scarabeo secco, iridescente, che gli parve un miracolo trovare su quel ramo. Qualche biglietto, al più, del raro cinema pomeridiano.
Nel taschino, quello piccolo, quello difficile da frugare, invece, ecco le promesse che ha ricevuto e che tiene lì, ben conservate, che non si sciupino. E, con loro, il ricordo dei libri già letti (o guardati, molti sono di figure) e il desiderio di quelli da leggere, sconosciuti e immaginati.
Ma la moneta, la moneta d’oro, la moneta magica che gli dicono avere ricevuto in regalo, non gli riesce mai di trovarla, non l’ha mai vista né toccata. Dev’essere nel fondo irraggiungibile, o forse qualcuno gliel’ha rubata, o forse l’ha perduta. O forse è semplicemente un’altra bugia.

(già apparso nello spazio di alcuni amici virtuali, che si narravano, leggeri)

ArimaneBis, 16:26 | link | commenti (14)
Commenti
#1    27 Dicembre 2007 - 18:49
 
Ancora grazie per questa bellissima storia, di cui avevo seguito le orme insieme ai miei bimbi (e naturalmente ognuno di noi ha trovato cose diverse anche quando – in apparenza – di sapore quasi coincidente).
:)
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#2    29 Dicembre 2007 - 22:22
 
*Biblio:
Grazie a te che apprezzi.
Concordo sul ritrovamento delle diversità: in ogni tasca, in fondo, ci sono cose diverse.
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#3    30 Dicembre 2007 - 19:15
 
I maschi avevano il privilegio di tasche sui fianchi: fonde e nascoste.
Sui vestiti a quadretti col carré le tasche, invece, erano piccole e denunciavano immediatamente gli steli degli amici del sole ben ripiegati, da succhiare di nascosto, e i sassi preziosi e lo spago e i pezzetti di candela per corridoi bui mai esplorati.
I sogni no, quelli in tasca non ci stavano: erano nei nastri a lato, nei capelli; avevano da prendere aria perché ‘fa tutto il vento’.

(Ci pensa la borsa, ora, ad ospitare ogni oggetto alieno e familiare. Le cose più strane. I sogni, in ordine sparso, come sempre 'si lasciano viaggiare', altrove.

E' un testo coi calzoni corti, questo. Di quelli che si conservano, come le scorte-talismano)
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#4    31 Dicembre 2007 - 16:24
 
una boccetta di mercurio... una vera chicca!
Auguri :)
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#5    31 Dicembre 2007 - 18:22
 
*Nebbie:
Sì, le tasche hanno anche loro un genere :))
Come sempre, ti rubo qualcosa: la tua definizione di "testo in calzoni corti" mi ha fatto e mi fa sorridere - è un diletto della mente - e me la prendo!
(gioisco a vedere che usi delle mie parole...)


*Lemmaelabel:
:))
Lo era davvero, una chicca!
Buon anno a te.
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#6    02 Gennaio 2008 - 15:48
 
le tasche dei viaggiatori possiedono simili poteri, quando nascondono, oltre ai biglietti di sola andata, anche strappi di foglie, macchie di curcuma, fiori appassiti, conti di pensieri succhiati sul mare, odore di rotaie, ma soprattutto frazioni di centesimi di monete magiche.

Buon anno Ari, che sia davvero pieno di parole come musica.
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#7    02 Gennaio 2008 - 20:41
 
*Naima:
L'odore di rotaie. Non si sente quasi più. Mi fa pensare a viaggi antichi. Appariva quasi esotico, l'appennino innevato attraversato in vecchi vagoni declassati, broccati sui sedili e lampadari opaline azzurri, su tratte ridicolmente brevi, affannosamente percorse da treni semideserti; con l'attesa e le promesse dell'arrivo, anche quelle, ingombranti, in tasca.
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#8    02 Gennaio 2008 - 20:41
 
Buon anno a te, Naima.
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#9    03 Gennaio 2008 - 19:28
 
Io, quando sento le rare - le vaghe- influenze borgesiane, vado in solluchero.
buon anno a te.
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#10    04 Gennaio 2008 - 10:21
 
*Birambai:
Credo che di lì a poco, in quelle tasche ci sarebbe stato anche un taccuino con citazioni di Borges (e Poe, e Kafka, e Bioy Casares, e Cortazar, e Buzzati, e Landolfi, e Calvino, e Levi, e...)
Che sia un bell'anno anche il tuo.
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#11    08 Gennaio 2008 - 00:00
 
In effetti potrebbe essere la maledizione di Re Mida...
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#12    08 Gennaio 2008 - 00:03
 
Arimane, perdono: questo commento andava nel post sopra.

(si potrebbe fare l'incipit di un racconto dedicato a un commento deraciné?)
:) buona notte buona
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#13    08 Gennaio 2008 - 02:23
 
(sì, facciamo che siamo nel post lì sopra)


Risposta deraciné:

Re Mida!
Insomma, rischiamo di dare ragione a chi dice che dopo i grandi miti non si dice più nulla di nuovo e l'intera cultura successiva è solo bricolage.
:)
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#14    08 Gennaio 2008 - 09:11
 
no no...
facciamo anche ri-animazione di ciò che l'abuso ha reso opaco e stanco :)
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