domenica, 13 gennaio 2008

Black hole

Il buco nel muro si allarga ogni giorno, da mesi. Quando l'ho notato la prima volta era come la traccia di un chiodo strappato dalla parete; non mi sono curato di tapparlo; un'unghia di stucco, una pennellata piccola di vernice sarebbero bastati. Adesso che è delle dimensioni di una moneta - anche se i contorni non sono regolari, è rozzamente circolare - servirebbe del cemento. Ma la scelta di non ripararlo ormai è deliberata, non è più pigrizia o noncuranza: sono curioso di vedere fino a quanto crescerà, quanto profondamente arriverà a insinuarsi nella parete, e se, giunto a trapassare il muro, si vedrà qualcosa dietro.
Ogni giorno lo osservo; a volte lo misuro, anche, ma le annotazioni del diametro che per qualche giorno ho conservato e confrontato sono andate perdute in chissà quale cassetto o in chissà quale pulizia delle mie carte. Il più delle volte, invece, al mattino, lo guardo di sfuggita, come si guarda un orologio o un calendario; ne valuto rapidamente l'accrescimento, poi lo dimentico per tutto il giorno, fino a quando, nel riporre i vestiti nell'armadio, non me lo trovo di nuovo davanti agli occhi. Mi sono così abituato alla sua presenza che a volte, rivedendolo, mi passa per la mente una specie di saluto. 
Una cosa la faccio sempre, però: mi sincero ogni giorno che sul pavimento o sullo zoccolo non ci siano tracce di polvere, quei granulini fini che ricoprono ogni superficie non appena si fora una parete per piantare un chiodo o per far passare un cavo. Sembra  invece che il tutto venga fatto con accuratezza, con scrupolo, come se fosse un artigiano antico a visitare ogni giorno la mia casa, non visto, e a pulire per bene le tracce del suo lavoro. E io controllo ogni giorno che l'ignoto scavatore abbia fatto scrupolosamente il suo lavoro, senza lasciarmi l'incomodo di dover pulire; è come se ci fosse stato un accordo, come se gli avessi affidato io un incarico.
Oggi, però, ho fatto qualcosa di diverso. Ho cominciato timidamente, infilando un dito, ma non ho raggiunto il fondo del buco. Allora ho preso una matita, lunga, nuova, appena temperata: nulla da fare. Lo spiedo che mi sono procurato in cucina mi è sfuggito dalle dita quando ancora non aveva trovato ostacoli; è scomparso nel buio e neanche con una torcia sono più riuscito a vederne il luccichìo. Inquieto, ho scartabellato fra ferri e cianfrusaglie del ripostiglio fino a trovare un cavo semirigido, ma dopo averne infilato più di di tre metri senza incontrare ostacoli mi sono fermato, sgomento. La casa è antica, i muri sono massicci, non hanno intercapedini, il cavo dev'essere penetrato in orizzontale per tutta la lunghezza che ho calcolato. In preda a una sorta di febbre sono sceso di corsa in strada e ho guardato la facciata: a meno di due metri dalla mia finestra si apre quella del vicino. Sono risalito, gli ho bussato a lungo, chiedendomi, mentre aspettavo, cosa mai avrei potuto dirgli per giustificare la strana curiosità di vedere la stanza attigua alla mia. Non ho avuto bisogno di inventare nulla: non mi ha risposto.
Sono rientrato a casa, allora, e con un gesto deciso, quasi isterico, ho strappato il cavo dal muro.
La mia intenzione era probabilmente di misurare con precisione quanto il buco avesse inghiottito della sonda improvvisata; ma adesso non ho più il coraggio di cercare un metro, né di pensare a nulla; me ne sto qui, paralizzato, con il cavo in mano. Ne sono rimasti solo pochi centimetri: l'estremità è mozzata di netto e mostra i segni di denti taglientissimi.

ArimaneBis, 10:38 | link | commenti (8)
Commenti
#1    13 Gennaio 2008 - 23:39
 

(il tempo lavora spesso così: disperde i granuli di polvere, eppure mozza ogni tipo di filo, coi suoi dentini aguzzi.
A volte è un punto - diceva qualcuno, togliendogli corpo-, a volte è un fiume - aggiungeva, sottraendogli ogni possibilità di quiete-, a volte è profundum, abisso senza fondo, senza rimbombo, senza fine.

Capita che il tempo agisca, talvolta, fondendo tutti i modi e tutte le azioni, e allora...)
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#2    13 Gennaio 2008 - 23:51
 
collegati da un buco o separati da un buco?
mi ha rapito questo incipt, complimenti

prishilla
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#3    14 Gennaio 2008 - 01:07
 
*Nebbie:
Non so se è il Tempo. Certamente, lui guarda il buco "di sfuggita, come si guarda un orologio o un calendario".
E ha fatto una sorta di accordo, con il misterioso artigiano.


*Prishilla:
Lietissimo che al piacere di scrivere corrisponda il piacere di leggere. Grazie della visita.
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#4    14 Gennaio 2008 - 18:51
 
Questo racconto è singolare, raro nel panorama contemporaneo ove ci si da al reato di realismo continuato.
Mi è molto piaciuto tant'è che mi sono visto la scena, e siccome tengo un sondino per cavi elettrici in nylon duro + punta arrotondata in ottone, se vuoi te lo presto, per sapere come va a finire.
Si può eventualmente cacciare in punta una microcamera per vedere l'essere dai denti aguzzi, quindi introdurre micromina esplosiva onde agire......
MarioB.
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#5    14 Gennaio 2008 - 20:21
 
bellissimo, questo pezzo è bellissimo.
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#6    14 Gennaio 2008 - 21:27
 
*MarioB:
Mi piace sperimentare generi e stili, con disinvolta irresponsabilità. Quando torno alle cose più "sentite" è immancabile che si tratti di fantastico.
Il realismo a oltranza mi stanca, invece. Ma solo quello a oltranza, come giustamente rilevi, perché c'è realismo che merita tanto di cappello, per impegno, per rigore, per capacità di dire cose scomode, per sobrietà.


*Birambai:
E che rispondo, adesso? ;)
Onorato, monsieur, onorato!

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#7    15 Gennaio 2008 - 17:20
 
Suspence.. mi è piaciuto proprio.
Una chicca.
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#8    15 Gennaio 2008 - 23:27
 
*Amoilmare:
Grazie. Un po' lo devo a Cortazar e a Buzzati (e a Polanski).
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