giovedì, 31 gennaio 2008

Ottovolante

La cremagliera ci ha messo degli anni per portarmi fin quassù. Lo scatto secco dei denti d'acciaio ha accompagnato e scandito tutta la vita di cui conservo ricordo; che attorno ci fossero le pareti di un tunnel buio o che potessi rilassarmi al sole tiepido delle mattinate d'estate, che dovessi serrare gli abiti attorno al collo per difendermi dai venti impazziti, che fossi attorniato da folle o che mi ritrovassi senza nessuno cui chiedere perché e quando, ho sempre avvertito a intervalli esasperatamente regolari il piccolo sobbalzo e il rumore della catena che avanza sulla sua guida di artigli. Lentissima, a moltiplicare l'ansia e la paura, la navicella dai colori vivaci si è allontanata dai primi anni, presto invisibili dietro la coltre di nebbia che li avvolge. L'ingresso dell'ottovolante, con i suoi passamano logori e la fila di gente ansiosa di iniziare la corsa è un ricordo indistinto; non saprei dire il colore della cabina del bigliettaio, né rammento più se fosse una giornata di sole o se abbia aspettato sotto la pioggia scrosciante. Adesso l'aria è rarefatta, il cielo chiarissimo, l'orizzonte immenso. Mi godo la vista sempre più aperta ormai da molto tempo, ma per la prima volta oggi, svegliandomi e stendendo le gambe quanto posso nell'abitacolo, non ho visto davanti a me il traliccio di sostegno: ancora pochi denti e sarei stato in cima, dunque. Una paura senza nome mi assale quando, di colpo, con degli scatti a catena, la navicella supera la sommità e rovescia la sua inclinazione, rimandendo in bilico e costringendomi a guardare in basso. L'interminabile percorso segnato dal binario che precipita è una vista al tempo stesso agghiacciante e ipnotica. E' per oggi, dunque, il nuovo inizio: libera da ogni vincolo, la cabina scivolerà a velocità folle sulle due striscie d'acciaio levigate e rese lucenti da mille e mille passaggi, fino a infilarsi in una nebbia uguale a quella che mi nasconde l'inizio della pista. Non durerà poco, il precipitare da quest'altezza, ma alla fine saprò se i binari si piegano in una curva dolce o in un'altra salita, leggera, a smorzare l'inerzia accumulata correndo verso il basso, o se invece il percorso si interrompe lì, in mezzo alla foschia della terra umida, pronta a inghiottirmi.

ArimaneBis, 18:25 | link | commenti (9)
Commenti
#1    31 Gennaio 2008 - 19:14
 
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#2    31 Gennaio 2008 - 22:46
 
*Crono:

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#3    01 Febbraio 2008 - 07:03
 
:)))))

con questo racconto a cremagliera, che come immaginerai mi piace a partire dalla cremagliera stessa, mi sono trovata indietro nella mia infanzia in un ottovolante azzurro, e con lo zucchero filato dello stesso colore, e a Rio sul piccolo treno a cremagliera che attraversa la Foresta di Tijuca e raggiunge al colle del Corcovado dove perfino io mi sono commossa.

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#4    02 Febbraio 2008 - 14:54
 
Terrore assoluto, associo questo alla corsa delle montagne russe, una stretta allo stomaco che tende i nervi del collo, come qualcuno che ti trascina giù da un vuoto all’altro.
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#5    02 Febbraio 2008 - 22:52
 
La 'umana commedia', in una selva di fili e binari d'acciaio: il 'discendere' non si sgrava di alcuna fatica precedente, ma si carica di uno smarrimento nebbioso.

E non so dire in quale fase il viaggiatore mi faccia più tenerezza.

(testo di una bellezza tachicardica)
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#6    03 Febbraio 2008 - 10:49
 
*Tutti:
Credo che sia la massima soddisfazione, per chi scrive qualcosa, vedere che si riesce a sucitare in chi legge le stesse sensazioni e le emozioni che hanno generato il proprio testo.
Lietissimo che sia stato così per coloro alle cui scritture devo momenti di analoga intensità.
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#7    04 Febbraio 2008 - 13:46
 
l'attimo prima di scendere e il non sapere la geografia e l'andamento delle curve. è bellissimo.
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#8    04 Febbraio 2008 - 19:05
 
Sempre interessante lasciare un finale aperto.... perchè tutto comunque possa continuare nell'immaginario di chi legge. Ci è piaciuto molto :-))
utente anonimo

#9    05 Febbraio 2008 - 01:05
 
*Mrka:
Bentornata.
L'attimo atteso, inseguito, temuto, sperato. Poi, paura e attrazione. A dominare tutto, il dubbio sulla conclusione. E' il dubbio che attrae.


*Anonimo (Specchio):
Tendenzialmente, qui sono tutti degli incipit. Che si interrompano a un passo dalla fine, che accennino solo a una storia, che siano apparentemente compiuti.
Benvenute.

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