sabato, 15 marzo 2008

Tempo al tempo

L’orologio me l’hanno regalato quando sono nato.
Me ne hanno parlato sempre, fin da bambino, a volte me l’hanno mostrato; è prezioso, dicevano, lo teniamo noi, per adesso.
I due signori che chiamavano zii li ho visti solo due volte: avrò avuto dodici anni, era un sabato pomeriggio; in cucina, cappotti neri addosso, parlavano piano con mio padre; non sembrava fossero parenti, il tono era privo di confidenza. Lui diceva "crudele"; loro, interdetti, promettevano un'altra soluzione; forse basta un solo giorno, dopotutto, sentii che dicevano. La seconda volta, poco meno di un mese dopo, dissero di essere venuti a conoscermi, ché ormai ero un ometto. I miei stavano in disparte, ansiosi, parlavano solo loro. Mi dissero di guardare spesso l'orologio, per abituarmi ad avere il senso del tempo; e di far caso ai giorni in rosso sul datario, che erano quelli importanti. Alla fine, mi consegnarono delle istruzioni, sigillate, con l'impegno di non aprirle prima che l'orologio segnasse un certo giorno.
Pochi anni dopo cominciai a portarlo sempre addosso, e il ticchettìo discreto che avvertivo quando tutto era immerso nel silenzio mi era diventato familiare come le mie stesse pulsazioni. L'orologio - da tasca, quadrante bianco e lancette d'oro giallo - non necessitava di carica, non tardava né anticipava mai di una  frazione di secondo. Quando al mattino vedevo il giorno in rosso, sentivo una scossa sulla pelle: in quei giorni ho trovato l'energia per preparare bene degli esami difficili, la forza uscire dal sonno che a volte mi opprimeva per settimane, il coraggio di sfidare i rivali, di rivelarmi alla donna bellissima che volevo, di spazzare dalla mia strada avversari e amici.
Ieri è arrivato il giorno fissato tanto tempo prima; me n'ero quasi dimenticato, dopo più di cinquant'anni, ma, svegliandomi, ho avuto come l'impressione che il ticchettìo fosse più forte, insistente. Così mi sono ricordato e ho aperto la busta sigillata. C'era solo un biglietto di carta di Amalfi, elegante, con una cifra scritta in inchiostro amaranto, in una calligrafia antiquata: la data di oggi.
Grazie agli avvisi imprevedibili dell'orologio - l'ho già detto - ho potuto usare bene i miei giorni: possiedo e dirigo un'esclusiva fabbrica di cronometri di precisione, sofisticatissimi, costosi; sono molto occupato, non ho mai un minuto libero. Ieri, però, ho annullato tutti gli impegni, mi sono dedicato a sistemare i sospesi, a scrivere lettere. E' bastato un giorno, come avevo sentito dire tanto tempo prima, a chiudere i conti di molti anni. Eppure, fino a ieri ero pronto ad aprirne degli altri, grazie a quell'antico accordo preso in cucina, che mi aveva impedito di sapere in anticipo la data di questo giorno.
Finito di far tutto, ho staccato il telefono e sono venuto qui alla finestra, dalla quale adesso vedo, sei piani più sotto, per strada, due signori in nero che pagano un taxi e si infilano nel mio portone. Guardo la data che sembra di un rosso più acceso del solito, il quadrante che ha resistito immacolato al tempo segnato dagli infiniti giri delle lancette, e mi accorgo che queste si sono fermate.

ArimaneBis, 13:32 | link | commenti (13)
Commenti
#1    15 Marzo 2008 - 14:37
 
Io non so inventare storie. Però direi che i due del taxi arrivano per riprendersi l'orologio e il tuo protagonista dovrà cavarsela senza le scosse di avvertimento dei giorni in rosso pre/disposti.

Ah.
In siciliano si dice "tempu a lu tempu". E ha una cadenza (suono e ritmo) rassicurante.
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#2    15 Marzo 2008 - 16:28
 
"Pensa a questo:quando ti regalano un orologio,ti regalano ...una catena di rose...
Non ti danno soltanto l’orologio,tanti auguri e speriamo che duri perché è di buona marca, svizzero con àncora di rubini;non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso conte. Ti regalano...un altro frammento fragile e precario di te stesso, qualcosa che è tuo ma non è il tuo corpo, che devi legare al tuo corpo con il suo cinghietto simile a un braccino disperatamente aggrappato al tuo polso.
Ti regalano l’obbligo di caricarlo tutti i giorni.....Ti regalano la paura di perderlo,che te lo rubino,che ti cada per terra e che si rompa.......Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell’orologio."

dal caro Cortazar, che mi perdonerà qualche scorciatura, operata per 'salvare' almeno l'essenziale, senza invadere questo spazio di parole.

(saluti)
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#3    15 Marzo 2008 - 18:04
 
*Majara:
Gli "orologiai" hanno provveduto, col trucchetto del datario in rosso, a "dare il senso del tempo" al protagonista. Vanno a riprendersi l'orologio - fermo - quando per quello il tempo non ha più senso.


*Nebbie:
Sai quanto anche a me sia caro Cortazar. :)))
L'idea dell'orologio come principio della responsabilità, della cura è una grande idea, benché l'oggetto sia piccolo - e "piccolo" C. lo dipinge, col "suo braccino" - "fragile e precario".
Qui è tutto questo, ma è anche suggeritore di coraggio, di determinazione; al tempo stesso inesorabile contatore della vita e artefice della possibilità di goderla, fino al fermo delle lancette.

Epperò i due in nero - angeli o dèmoni, ché entrambi, si sa, hanno il vezzo elegante dell'abito nero - comprendono la pietas paterna e non fanno pagare i suggerimenti con la crudele consapevolezza della scadenza, ma affidano all'antiquato biglietto l'avviso finale, pur mantenendo lo scopo di assicurare una dignitosa, serena conclusione, senza sospesi.
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#4    15 Marzo 2008 - 18:10
 
Un rosso più acceso del solito può bruciare; meccanismi incorruttibili, la perfezione stessa, possono rivelarsi crudeli. Sembra un patto col diavolo, questo, eppure non lo è, i due signori sono stati delicati, proprio nei tempi.
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#5    15 Marzo 2008 - 18:53
 
*Cronomoto:
In rispettoso silenzio, leggo le parole della Signora del Tempo, che non poteva non levare la sua voce autorevole su una storia irta di minuti, ore, giorni, mesi, anni...
(grazie, Crono, un saluto).
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#6    16 Marzo 2008 - 12:20
 
senza porole...
solo,piacere di conoscerti!
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#7    16 Marzo 2008 - 14:55
 
un modo particolare per descrivere la morte.
questo è quello che ci leggo io ovviamente.
mi ha colpito quel "crudele" sussurrato dai genitori.
è crudele ma naturale.
e mi sembra che abia vissuto con consapevolezza.

ciao
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#8    16 Marzo 2008 - 17:02
 
*Vorrei:
Benvenuta e grazie della visita.


*Cetta:
(benvenuta anche a te)
La crudeltà stava nel sapere in anticipo la durata dei giri dell'orologio; l'idea che "bastasse un giorno prima" per concludere degnamente è l' "addolcimento" escogitato dai due signori in nero; delicati, appunto, come ha detto Cronomoto.
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#9    16 Marzo 2008 - 20:21
 
la preveggenza ha i suoi risvolti negativi.
per questo, perdona la banalità, si dice che bisogna vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo.
io ho risolto(o sto tentando di risolvere) con un altro espediente.
vivo senza contare il tempo.
non conto quanto tempo è passato da ..., sento i momenti della mia vita come miei, come parte di me, compresenti con me ogni attimo.
hic et nunc
non ci sarà una busta che mi dirà quando, non ci sarà un sogno che mi farà vedere una lapide con incisa una data, né un libro con suscritto la parola "fine".
Quando mia Sorella verrà, non dovrò chiudere i conti con nessuno, sistemare le carte, dire addio a nessuno.
imploderò in me stessa, come una stella. Nessuno comunica alle stelle quando stanno per scomparire.
"crudele" è per chi rimane.

ovviamente, ribadisco, questo è il mio modo di pensare.
e tu mi fai pensare.
grazie.
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#10    17 Marzo 2008 - 17:41
 
Mi viene in mente "Il posto delle fragole" e mi viene anche il desiderio di rivederlo.
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#11    17 Marzo 2008 - 17:42
 
*Cetta:
Credo che sia al tempo stesso la motivazione e la "scomoda" conseguenza della scrittura.

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#12    17 Marzo 2008 - 18:08
 
*Lemma:
Contento che il mio raccontino rimandi a cose così grandi.
Se ben ricordo, nel "sogno" del prof. Borg gli orologi della città non avevano le lancette.

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#13    17 Marzo 2008 - 19:06
 
Sì, ben ricordi.
:-)
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