sabato, 29 marzo 2008

Cartografia

Ho diviso col righello ogni foglio in quadrati. Cinque su un lato, sei sull’altro: trenta riquadri per foglio. I fogli sono duecentodieci; mandando a memoria ogni giorno i nomi contenuti in un quadrato, impiegherò poco meno di vent’anni a imparare il nome di tutti i luoghi del mondo.  Ammesso che questo atlante li contenga e li registri tutti, cosa che so benissimo non essere vera. La finzione, tuttavia, non mi inquieta più di tanto: anche se i villaggi più piccoli fossero segnati sulle carte, resterebbero i nomi dei quartieri e delle contrade, delle vie, delle piazze, dei palazzi, perfino, e delle case.  E dentro le case, i nomi delle stanze – ricordo che nella vecchia casa dove nacqui, c’era la Stanza delle Sedie e quella Verde, ad esempio – a disegnare stesa sul mondo una ragnatela così fitta di nomi che nessuna carta, per quanto grande, riuscirebbe mai a rappresentare senza sovrapporre lettere e caratteri. Ho stipulato un accordo con me stesso, accettando i limiti - per così dire - di risoluzione delle carte che possiedo; e accettando pure la convenzione che il mondo finisca lì, a quel livello di specificazione.
Lo scopo della mia fatica è quello di tutti, far passare il tempo convincendosi di fare qualcosa di indispensabile, proiettato nel futuro, con un obiettivo. Ne ho vista, a suo tempo, di gente impegnata a far crescere i figli, ad avanzare nelle carriere, a completare collezioni di medaglie o di tormenti. La mia occupazione - questa che mi sono inventato, perfettamente adatta e compatibile in pieno con la mia situazione - non è diversa da quelle. L’idea di sapere di Timisoara e di Aspen, Ulan Bator, Unterwalden, Kingston, di pronunciare con sicurezza nomi esotici e nostrani, figurandomi ogni volta l’esatto posto in cui si trovano e, magari, sentendo in quei nomi il sapore della sabbia del deserto o la salsedine, il tanfo greve del mango troppo maturo o il fumo asfissiante delle fabbriche, l’idea mi dà la vertigine. Ricreerò dentro di me, pronto a pronunciarlo, a farlo esistere di nuovo, il mondo che ho perduto. Il mondo del quale mi è rimasta questa stanza quasi senza arredi e uno sbrindellato atlante appartenuto a un ragazzo della scuola di qui.

(anche in Lettere dal carcere)

ArimaneBis, 10:36 | link | commenti (6)
Commenti
#1    29 Marzo 2008 - 12:24
 


Sto consultando la Tabula Peutingeriana, divisa in "fogli" anche lei, non so se farò a tempo a vedere ogni parte del mondo, è troppo estesa.
Più mi avvicino alla fine di questo esercizio meticoloso di conoscenza assoluta e più mi viene il dubbio di tralasciare qualcosa di importante.
Il tuo cartografo ha i limite/fortuna di accorgersi che "quel qualcosa di indispensabile" è uno stratagemma di vita.
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#2    29 Marzo 2008 - 12:53
 
*Crono:
Beh, se il mio protagonista non facesso proprio a tempo, gli resterebbe questo, come passatempo, per dopo:


;)
(bel libro, peraltro)
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#3    29 Marzo 2008 - 21:08
 
(abbiamo sempre bisogno di reticoli, di coordinate per conoscere e collocare: creare confini, in fondo...)
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#4    30 Marzo 2008 - 01:06
 
...ho nostalgia delle carte geografiche fisiche, quelle con solo monti, fiumi, laghi, mari, isole...
geo - grafiche, in somma, quelle verdi azzurre e ocra!
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#5    30 Marzo 2008 - 01:26
 
*Nebbie:
Selezionare quantità discrete e controllabili e manipolabili nel caos indifferenziato del mondo (?)


*Lemma:
L'impressione che sempre danno quelle carte - nella limpida ingenuità della loro tri- o quadricromia - è quella di un mondo senza l'uomo (per quanto una parte di ciò che consideriamo "naturale" è costruito dall'uomo, volontariamente o involontariamente).
(Ormai è tradizione, linkare un antico post sul tema, non volermene)
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#6    31 Marzo 2008 - 10:14
 
Sai, non è che io abbia "nostalgia" di un mondo senza l'uomo (come potrei esperirla!), ma ogni tanto sento il bisogno di letture diverse, fatte da tanti punti di vista, anche a costo di isolarli artificiosamente, consapevole dell'ingenuità dell'operazione, e ridando anche senso alla stessa parola "ingenuità", tanto abusata e maltrattata...
Approfitto del momento per esprimere gratitudide alle tue commentatrici / amiche Crono e Nebbie per le loro sempre ricche riflessioni
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