domenica, 13 aprile 2008

Processionaria

Si limitano a camminare in fila, in silenzio, scansando gli ostacoli con indifferente accuratezza, attraversando strade e piazze e campi e boschi e deserti. Non sappiamo chi siano e da dove vengano. Sono tutti adulti, quasi tutti della stessa età, quasi tutti di bell’aspetto, se non fosse per quel tanto di diafano, di sfuggente alla vista che li accomuna. Sono stati chiamati con molti nomi, gli Andanti, i Viaggiatori, i Passanti. Nessuno di questi appellativi si è consolidato, e la maggior parte di noi li chiama semplicemente Loro. Abbiamo provato a parlarci, ma - magari dopo una breve occhiata incolore - si sono sottratti alla risposta accelerando il passo o voltandosi a ostentare una sordità totale.
Li abbiamo contati mille volte, senza successo: sembra che si moltiplichino o diminuiscano continuamente, anche se è impossibile dirlo con certezza, ché mai nessuno è riuscito a riconoscere fra loro un volto nuovo o a essere sicuro che uno conosciuto non facesse più parte della schiera. Impercettibili cambiamenti di ritmo nel passo - chi rallenta leggermente, chi prende un po’ di abbrivo - rendono l’incomprensibile gruppo sempre mutevole nell’ordine dei suoi membri. A volte il corteo si sfilaccia, fino a passare senza difficoltà fra le auto di un ingorgo o fra la boscaglia fitta, per poi ricomporsi non appena il cammino si fa più libero. Il rumore dei loro passi è attutito da calzature leggere, tutte uguali, comode, ma con ogni probabilità incredibilmente resistenti, dal momento che in decenni di passi incessanti nessuna scarpa sembra avere ceduto. Anche gli abiti non sono troppo differenti fra loro: grigi per lo più, chiari, leggeri, contribuiscono a confondere le loro immagini singole e fanno piuttosto pensare a un unico essere plurale.  Portano però molti gioielli, addosso, in contrasto con la semplicità dei vestiti. Gioielli strani, disegni sconosciuti, pietre e  metalli inconsueti.
Da sempre qualcuno li segue, soggiogato dal loro vangelo silenzioso, convinto che tanto camminare, tanta decisione non possa che avere una meta alta e desiderabile. Poi rinuncia; passano anni, magari, ma rinuncia: nessuno ha mai resistito più di tanto al sospetto dell’insensatezza del percorso, all’ostinato silenzio sulla direzione e sul punto d’arrivo.
Io, da bambino, li seguivo di nascosto, sperando che qualcuno lasciasse dietro di sé uno dei bellissimi ornamenti che portava. Adesso che sono anziano, quando mi capita di incontrarli quasi non li guardo più; come fanno tutti, d’altronde: ci siamo abituati a convivere con un’altra delle cose che non comprendiamo.

(un grazie a Cronomoto per l'idea del titolo)

 

ArimaneBis, 06:58 | link | commenti (9)
Commenti
#1    13 Aprile 2008 - 23:41
 
io ci vedo le nuvole e le stelle.
e continuo ancora a seguirle.
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#2    14 Aprile 2008 - 01:00
 
"...nessuno ha mai resistito più di tanto al sospetto dell’insensatezza del percorso, all’ostinato silenzio sulla direzione e sul punto d’arrivo"

Si nessuno resiste, ecco perché la strada che "non porta in nessun posto" è sempre deserta.
Peccato, davvero...perché pare sia l'unica che porta alla felicità!
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#3    15 Aprile 2008 - 23:40
 
Invoglia a fare quattro passi
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#4    16 Aprile 2008 - 18:19
 
questa storia irretisce, come i passi degli Andanti.
possiede un che di affabulatorio. Mi ha riportato in mente certe atmosfere di Buzzati che attraverso visioni surreali - tracciando un acquarello o una china - guidavano gli stati d'animo in uno scontro di contrasti: il sogno e, a seguire fedele, l'angoscia, senza esser capace di spiegarne il motivo.
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#5    18 Aprile 2008 - 00:10
 
*Cetta:
Nuvole e stelle...
Non pensavo alle nuvole scrivendo di vestiti grigi e leggeri, né alle stelle scrivendo di gioielli lucenti. Eppure sono lì. Grazie di averli visti.


*RosaTiziana:
Dritta al cuore della storia! Insensatezza e determinazione.


*Narrando:
(Bentornato)
E' il suo scopo, in fondo.


*Biancanera:
(Benvenuta)
Si vede tanto che - con altri e più di altri) Buzzati è un mentore, per me?
Scrivendo, pensavo proprio a quegli acquarelli e a quelle chine.
E al sopravvenire, inevitabile, dell'indifferenza - dopo lo sgomento - di fronte all'inesplicabile (mi rendo conto che ne avevo già scritto; i Barbari, ad esempio, e certe Sfingi...).

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#6    18 Aprile 2008 - 11:38
 
Colpisce la mia immaginazione quel "tutti adulti" che apre il racconto (così forte nell'immagine che produce) e il bambino che lo chiude, desideroso e insieme escluso.
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#7    18 Aprile 2008 - 19:35
 
*Lemmaelabel:
Come ho detto a Cetta, ciò che mi affascina di questo mezzo è la "scoperta" a caldo, da parte dei lettori, di percorsi seguiti inconsapevolmente da chi scrive.
Qui tu hai identificato questa dicotomia adulti-bambino, che non mi era trasparente e che mi sono lieto di vedere svelata. Mi fa molto riflettere e mi fa molto piacere vedere che la mia storiella (?) veicoli anche questi significati.
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#8    18 Aprile 2008 - 20:07
 
Di questo esercito mi ha colpito come è stato descritto: il passo, le vesti, il silenzio.
Ma non è un esercito. O lo è come può esserlo quello dei nostri pensieri più insensati, forse, ai quali ci si abitua.(Perfino a loro ci si abitua)
Questo racconto (macché storiella!) li porta in superficie, e con loro porta inquietudine.

Belle le ultime cinque righe, insieme così.
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#9    20 Aprile 2008 - 00:44
 
*Crono:
Sì, a volte i pensieri insensati sono eserciti, armati e ostili. Ma questi Andanti (che hanno qualcosa di musicale, nel gesto silenzioso el camminare, nei gioielli che si immagina tintinnino) "si limitano a camminare". Neutri. Decidiamo noi se vederli come auspici o come minacce.
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