Processionaria
Si limitano a camminare in fila, in silenzio, scansando gli ostacoli con indifferente accuratezza, attraversando strade e piazze e campi e boschi e deserti. Non sappiamo chi siano e da dove vengano. Sono tutti adulti, quasi tutti della stessa età, quasi tutti di bell’aspetto, se non fosse per quel tanto di diafano, di sfuggente alla vista che li accomuna. Sono stati chiamati con molti nomi, gli Andanti, i Viaggiatori, i Passanti. Nessuno di questi appellativi si è consolidato, e la maggior parte di noi li chiama semplicemente Loro. Abbiamo provato a parlarci, ma - magari dopo una breve occhiata incolore - si sono sottratti alla risposta accelerando il passo o voltandosi a ostentare una sordità totale.
Li abbiamo contati mille volte, senza successo: sembra che si moltiplichino o diminuiscano continuamente, anche se è impossibile dirlo con certezza, ché mai nessuno è riuscito a riconoscere fra loro un volto nuovo o a essere sicuro che uno conosciuto non facesse più parte della schiera. Impercettibili cambiamenti di ritmo nel passo - chi rallenta leggermente, chi prende un po’ di abbrivo - rendono l’incomprensibile gruppo sempre mutevole nell’ordine dei suoi membri. A volte il corteo si sfilaccia, fino a passare senza difficoltà fra le auto di un ingorgo o fra la boscaglia fitta, per poi ricomporsi non appena il cammino si fa più libero. Il rumore dei loro passi è attutito da calzature leggere, tutte uguali, comode, ma con ogni probabilità incredibilmente resistenti, dal momento che in decenni di passi incessanti nessuna scarpa sembra avere ceduto. Anche gli abiti non sono troppo differenti fra loro: grigi per lo più, chiari, leggeri, contribuiscono a confondere le loro immagini singole e fanno piuttosto pensare a un unico essere plurale. Portano però molti gioielli, addosso, in contrasto con la semplicità dei vestiti. Gioielli strani, disegni sconosciuti, pietre e metalli inconsueti.
Da sempre qualcuno li segue, soggiogato dal loro vangelo silenzioso, convinto che tanto camminare, tanta decisione non possa che avere una meta alta e desiderabile. Poi rinuncia; passano anni, magari, ma rinuncia: nessuno ha mai resistito più di tanto al sospetto dell’insensatezza del percorso, all’ostinato silenzio sulla direzione e sul punto d’arrivo.
Io, da bambino, li seguivo di nascosto, sperando che qualcuno lasciasse dietro di sé uno dei bellissimi ornamenti che portava. Adesso che sono anziano, quando mi capita di incontrarli quasi non li guardo più; come fanno tutti, d’altronde: ci siamo abituati a convivere con un’altra delle cose che non comprendiamo.
(un grazie a Cronomoto per l'idea del titolo)
![blognuvolebanner[1]](http://farm4.static.flickr.com/3021/2774575296_e5f3e778be_t.jpg)





