domenica, 22 giugno 2008

Ossimoro

In genere non leggo le istruzioni dei congegni di cui da anni – come tutti  – mi riempio la casa. Sono ridondanti, banali, spesso incomprensibili, mal scritte o mal tradotte. Stavolta, però, lo strumento è così particolare che voglio assicurarmi di non sbagliare nell'usarlo la prima volta, preso dall'entusiasmo per ciò che promette. La prima pagina - il libretto è smilzo, ma stampato in corpo piccolo e fittissimo - descrive nei dettagli il Dimenticatoio, con uno schema del fronte e del retro, e i consueti numeretti a identificare i comandi. Ho fra le mani un oggetto fino a ora immaginario, ma del quale si è sempre parlato come se esistesse veramente. E' molto semplice, apparentemente  – una grande scatola di metallo verniciata di un grigio sbiadito, con una sola apertura, qualche pulsante e un cursore –, le funzioni che garantisce, però, sono molteplici. Oltre a quella ovvia di conservare qualcosa senza che il suo ricordo infastidisca la memoria, può eliminare per sempre le immagini dell'evento o della persona voluta, liberarcene inviandole via mail a qualcuno – occorre una connessione alla Rete  –, comprimerle per far spazio ad altri elementi ed esperienze da ignorare, distinguere in diverse categorie i ricordi sgraditi, quelli imbarazzanti, quelli insignificanti, attribuire a ciascuno un codice identificativo criptato, che si può anche inserire in un elenco da stampare o trasferire sul proprio computer. Andando avanti nel leggere le procedure, mi sorprende sempre di più la varietà dei trattamenti previsti per dei pezzi di memoria che ci si sarebbe aspettato fossero solo da precipitare nell'oblio; comincio anche a chiedermi se tutto ciò non sia in un certo senso contraddittorio rispetto al nome dello strumento che ho fra le mani. Ma è leggendo l'ultima pagina che rimango del tutto sconcertato: con una certa combinazione di pulsanti si può far sì che il lampeggiare insistente di un led rosso sul fianco della scatola rammenti che qualcosa vi è stata conservata di recente.

ArimaneBis, 13:56 | link | commenti (9)
Commenti
#1    22 Giugno 2008 - 13:56
 
Volver.
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#2    22 Giugno 2008 - 14:36
 
Feliz. :)
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#3    22 Giugno 2008 - 14:45
 
Oho!
:))
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#4    22 Giugno 2008 - 20:05
 
Oggetti e istruzioni: norme e procedure per dimenticare.
Eppure più lavoro su quanto devo dimenticare (comprimere, classificare, criptare, trasferire via mail), più evidenzio, più ricordo.
Più imparo a dimenticare, più ricordo...
Si potrà affermare anche il contrario?
O l'ossimoro si esaurisce nel suo interno gioco di rimandi senza essere germinativo?
Un altro ramo su cui provare a volare:)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente colfavoredellenebbie

#5    23 Giugno 2008 - 07:15
 
passo di qui perché mi hanno detto che il Dimenticatoio è molto utile. E indolore.

Avevo provato con la cronofotografia, che costringendo a distanziare i singoli istanti (un po' come un orologio senza i minuti, dicono) ti insegna ad allontanarti da quanto c'era un attimo prima.
Ma poi sono andato a vivere in uno Zoopraxiscopio, perché non mi rubassero l’illusione della vita.

http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Zoopraxiscope_16485d.gif
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#6    23 Giugno 2008 - 08:38
 
bentornato.
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#7    23 Giugno 2008 - 15:34
 
La grande scatola di metallo verniciata di un grigio sbiadito, mi ha fatto pensare a quelle che i fattorini che consegnano le pizze montano sui loro motorini.
Mi regalarono una volta uno spremiagrumi simile all'oggetto descritto nel raccontino, non l'ho mai usato, le istruzioni a dir poco incomprensibili: erano in thailandese.
utente anonimo

#8    26 Giugno 2008 - 09:18
 
Se non fosse per la possibilità di trasferire altrove "pezzi" trattati, direi che a inventare la scatola sia stato un* archivista.
(Regola fondamentale del dimenticatoio chiamato archivio, si sa, è l'ininterrotta conservazione.)
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#9    26 Giugno 2008 - 23:38
 
*Biblio, Lemma, Scrivana:
Grazie.


*Nebbie:
Mi sorpresi molto quando seppi che una delle fuunzioni avanzate della mente è quella di dimenticare. L'oblio implica una selezione, ed è veramente funzione superiore, questa. Ma l'oblio è relativo.
Lo si sa vedendo dove si inceppa, in quegli anziani il cui presente è sommerso pian piano dal passato, germinando mondi non più veri.


*Crono:
No, non è indolore. Costa, dimenticare. Costa energie, costa rimpianti, costa fatica ed esercizio. Ma ciò che più costa è dimenticare il dolore.


*Anonimo:
grazie della visita e dell'arguta lettura ;)


*Majara:
L'archivista...
Quando furono inventati gli archivisti, alloora sì, che si inventò il potere (non il loro, ma quello di chi li volle).
Arbitri dell'identità, di ciò che si è stati, di ciò che non si sarà più.


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