Ritardo
L'annuncio non provoca alcuna emozione fra la gente accalcata sui marciapiedi dei binari; sembra che tutti accettino con naturalezza un treno che viaggia con sei anni e tre giorni di ritardo. Sta scritto così sulla tabella luminosa, accanto al nome della remota città di provenienza. Infatti, è un locomotore dall'aspetto arcaico, ormai fuori produzione, che si affaccia alla curva prima della stazione; traina delle carrozze anch'esse antiquate, piene di graffi ripitturati, di ammacconi ribattuti; sono pulite, però, dignitose. I volti affacciati ai finestrini non hanno espressioni esaperate, ma sono velati da una stanchezza che neanche l'ansia dell'arrivo imminente riesce a cancellare. Tutti vestono abiti lisi, spiegazzati o stirati alla meglio, magari sedendovi sopra dopo averli accuratamente piegati; allegre magliette un po' sbiadite contrastano con visi che mostrano qualche ruga e sono incorniciati da qualche ciocca grigia. Alcuni si tengono per mano, coppie all'inizio casualmente assortite da numeri di posti contigui e divenute col tempo indissolubili. Alcuni dei viaggiatori saliti alla stazione di partenza non ci sono più: le pur rapide esequie, nella pianura ai bordi dei binari, sono state ulteriore motivo di ritardo, come le molte riparazioni, gli ammutinamenti, le rapine. In compenso, delle nuove vite - poche, in verità - sono nate sul treno, durante il viaggio. Apprensivi, i genitori si chiedono come vivranno quei figli che mai hanno conosciuto giorni senza il monotono sferragliare dei binari, senza lo spettacolo sempre cangiante del paesaggio visto dai finestrini.
L'annuncio non provoca alcuna emozione fra la gente accalcata sui marciapiedi dei binari; sembra che tutti accettino con naturalezza un treno che viaggia con sei anni e tre giorni di ritardo. Sta scritto così sulla tabella luminosa, accanto al nome della remota città di provenienza. Infatti, è un locomotore dall'aspetto arcaico, ormai fuori produzione, che si affaccia alla curva prima della stazione; traina delle carrozze anch'esse antiquate, piene di graffi ripitturati, di ammacconi ribattuti; sono pulite, però, dignitose. I volti affacciati ai finestrini non hanno espressioni esaperate, ma sono velati da una stanchezza che neanche l'ansia dell'arrivo imminente riesce a cancellare. Tutti vestono abiti lisi, spiegazzati o stirati alla meglio, magari sedendovi sopra dopo averli accuratamente piegati; allegre magliette un po' sbiadite contrastano con visi che mostrano qualche ruga e sono incorniciati da qualche ciocca grigia. Alcuni si tengono per mano, coppie all'inizio casualmente assortite da numeri di posti contigui e divenute col tempo indissolubili. Alcuni dei viaggiatori saliti alla stazione di partenza non ci sono più: le pur rapide esequie, nella pianura ai bordi dei binari, sono state ulteriore motivo di ritardo, come le molte riparazioni, gli ammutinamenti, le rapine. In compenso, delle nuove vite - poche, in verità - sono nate sul treno, durante il viaggio. Apprensivi, i genitori si chiedono come vivranno quei figli che mai hanno conosciuto giorni senza il monotono sferragliare dei binari, senza lo spettacolo sempre cangiante del paesaggio visto dai finestrini.
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