domenica, 06 luglio 2008
Primo giorno

E' inevitabile, il panico, non appena rimasto solo nella sala immensa, ornata e sfinestrata, a guardare il corpo liquido che adesso dovrò governare. Solo, nonostante la presenza delle macchine colossali e immobili, che - anche se diffidenti del nuovo operatore - sembrano aspettare di tornare in vita al semplice tocco delle mie dita sui comandi. Il collega anziano mi ha lasciato in breve, dopo i saluti e le rapidissime spiegazioni. Tanto sai già tutto, hai visto i disegni e i manuali - mi ha detto – e poi è semplice, si tratta di far respirare il fiume, di dargli sollievo quando si gonfia troppo a monte, di togliergli quel di più d'acqua che per lui è malattia e per noi benedizione.
La rassicurazione, per quanto generosa, non mi serve a nulla: perfino l'estrema pulizia del pavimento mi intimidisce e mi preoccupa, quasi che non si tratti di un impianto vitale ma di un museo, e le grandi pompe non lascino andare una goccia d'olio, né emettano un minimo ronzìo non perché ferme e in attesa, ma perché morte, imbalsamate nel loro stesso acciaio.
Il metallo nero delle coperture lo vedo come un guscio lucido messo a proteggere dei segreti di cui resto all'oscuro, nonostante gli studi e l'addestramento che mi hanno impartito. So che da loro, dalle macchine, dipende l'equilibrio di cui sono ora responsabile, l'omeostasi che devo garantire alla terra che mi circonda, il bilanciamento fra le incommensurabili masse d'acqua davanti e dietro di me. Ma non sono più sicuro di sapere tutto ciò che dovremo fare, anche se considero da subito l'edificio e le macchine come un pezzo di me stesso, una mia estensione.
Mi siedo al tavolo dei comandi; è ornato, in stile con il resto, ma al tempo stesso semplice, essenziale. Sul piano di metallo, poche pulsantiere, luci di avvertimento e di controllo; sembra impossibile che dalla grazia di questo elegante piano di lavoro sorretto da ferri ritorti possa generare la potenza e il frastuono che mi hanno descritto, il rumore di cascata, di alluvione controllata che non vedo l'ora di scatenare. Romperà finalmente il silenzio che adesso mi opprime, scendendo lungo le capriate e i tubi, scivolando sui disegni del pavimento a mattonelle, imprigionando gli ornamenti a bassorilievo dei muri bianchissimi.
Attendo. Questo sarà il mio lavoro.
ArimaneBis, 17:15 | link | commenti (4)
Commenti
#1    06 Luglio 2008 - 18:05
 
Un corpo liquido da governare: un corpo che respira, si gonfia e si contrae; un corpo che, sotto l’apparente uniformità della pelle, succhia e rigetta, ruota e sposta, macina e schiaccia.
Un corpo da comprimere e sfiatare, per cui inventare nervature in forma di canale e bocche di serrande.
Bisogna essere uomini del fondo e uomini della superficie, per imparare il fiume: leggere colori e incre(s)pature, schiume e legni galleggianti.
Bisogna essere uomini di letto e di sponda per cogliere i segnali del fiume che cambia.
C’è da provare e riprovare i gesti, rompere il sonno delle macchine che dormono come le mele verdi, in attesa.
E allora la ricompensa sarà la voce dell’acqua che passa sotto la stanza di controllo e corre e sbuffa e mugghia.
Assieme all’acqua defluirà l’ansia della prova, il sangue delle vene, l’energia di macchine e di gesti.
Al galoppo.

Così ho sentito e rivissuto.
E ti ringrazio per questa regia perfetta che ha, passo dopo passo, condotto alla musica.
:)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente colfavoredellenebbie

#2    06 Luglio 2008 - 20:34
 
non oso aggiungere niente a quanto ha scritto Nebbie

(un po' di inquietudine immaginando il difficile compito di far respirare il fiume, e l'acqua che diventa malattia da alleviare, penso anche a un uomo liquido)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente cronomoto

#3    07 Luglio 2008 - 23:47
 
mi dovete scusare, Signore, e anche tu Arimane. Non ho perizia d'acque come appare egregiamente essercene qui. Ma...
quel : "sembra impossibile che dalla grazia di questo elegante piano di lavoro sorretto da ferri ritorti possa generare la potenza e il frastuono che mi hanno descritto, il rumore di cascata, di alluvione controllata che non vedo l'ora di scatenare." mi fa pensare a un ragazzino al quale hanno descritto meraviglie che ancora non sa, che sta per scoprire, in uno stato d'animo che non avrà più non appena le avrà scoperte...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente lemmaelabel

#4    09 Luglio 2008 - 10:06
 
*Nebbie:
Uomini del fondo, della superficie, del letto, della sponda. Ahimé, non ne ho conosciuti. Ma uomini di altri orizzonti liquidi, sì. Entrambi hanno mestiere di governare l'ingovernabile, di vigilare l'incessantemente mutevole. Di misurarsi con l'immenso.


*Crono:
L'uomo liquido... questa è una storia che aspetto di leggere da te.


*Lemma:
Questo (può) succede(re) ogni giorno. :)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ArimaneBis

Commenti