lunedì, 08 settembre 2008

Dialogo


Ieri - E poi, senza di me non ci saresti.

Oggi - Ma piantala! Eri come me, fino a pochissimo tempo fa: frettoloso, concreto, distratto; brutale perfino.

Ieri - E' questo il mio rimpianto: esistessi adesso sarei saggio e attento. Ma il destino di tutti è vivere e agire quando si è tutto il contrario.

Oggi - Bella forza, essere saggi e precisi, quando si sa come va a finire!

Ieri - Ho detto "attento", non "preciso": c'è una certa differenza. E poi: chi lo dice che finisce?

Oggi - Bah! Sottigliezze! E comunque sbrigati a dirmi cosa vuoi: ho da fare, sai?

Ieri - Non voglio nulla. Avevo solo la speranza di renderti più ragionevole; ma vedo che è fatica sprecata.

Oggi - Sì, la ragionevolezza! Ne parlano in molti, quando sono come te, sottili e immateriali. Io ragiono quanto basta. Vuoi vedere? Allora: dici che non esisterei, senza di te. E di te, che dire? Se non ti pensassi io, se non fossi nella mia memoria, che ne sarebbe di tutta la tua saggezza e attenzione? Svaniresti come il bambino sconosciuto che ci saluta con la mano dalla sua finestra mentre corriamo su un treno: un istante - commovente, magari – poi scompare per sempre. No, no! Ti dico di più: tu ci sei, sei come sei, sei così come ti vedi e come io ti vedo perché sono io a costruirti, ricordando, scegliendo pezzi di memoria e salvandoli, lasciando che altri sprofondino. Ti ho modellato, e ti rifinisco ogni volta che ti evoco. Ti cambio, addirittura, da un momento all'altro: fra un po' potresti essere vecchio e insignificante, altro che questa bella luce soffusa che ti circonda e questi bei riccioli!

Ieri - Mi faresti questo? Rinunceresti a sapere d'essere stato sorridente e innamorato, speranzoso e ingenuo? Vorresti davvero che ti apparissi grigio e stanco come temi di essere o di diventare?

Oggi - Non si tratta di volere. E' che le cose cambiano. Qui ho caldo o freddo, sento dolore, faccio fatica. Sono cose che bruciano. Non è come stare tutti contenti a guardare le proprie spire trasparenti e luminose, senza far nulla.

Ieri - Ho lavorato come e più di te, a suo tempo. Lascia che cali la sera, che passi la notte. Capirai.

Oggi - Cosa c'è da capire? Prima che sia notte ho tanto da fare che non posso certo perdere tempo a capire!

Ieri - Sarai come me, domani. Di tutte le cose che oggi pungono resteranno solo cicatrici, tutte quelle che ti sembrano urgenze saranno alle tue spalle, rallentate, sbiadite; e tutto quello che tieni in mano probabilmente ti sarà sfuggito. E' doloroso, da un lato. Ma è un tale sollievo!

Oggi - Domani! Me ne hanno già parlato, di questo Domani. Mi sono fatto l'idea, però, che anche lui dipenda da me. Sono io ad essere il fulcro, mio caro!

Ieri - Posso dirti? Fra poco sarà notte. Il buio e il silenzio ti faranno scivolare in un sonno dal quale non emergerai se non come me, immateriale e pacato. Sarai me, in un certo senso. Saremo me.

Oggi - Bene, vedremo. Se ne riparla dopo questa famosa Notte, che pare sia letale come un veleno.

Ieri - No: è fresca, ristora.

 


ArimaneBis, 03:26 | link | commenti (6)
Commenti
#1    09 Settembre 2008 - 00:26
 
E' ancora la Notte.
Torna spesso da te e ascolta questo dialogo.
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#2    09 Settembre 2008 - 10:35
 
la notte è davvero letale, a volte.



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#3    09 Settembre 2008 - 12:14
 
Qua ci vorrebbe Agostino col suo discorso sul tempo, per dirimere la questione. Ne verrebbe fuori che Oggi non è meno sbiadito e opaco di Ieri; perché Oggi, in fondo, E' ieri nell'istante in cui pronuncio la parola Oggi.
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#4    09 Settembre 2008 - 13:29
 
Accade anche il contrario: lo ieri modella l'oggi. Nel cuore il tessuto del tempo è uniforme e senza strappi, come sappiamo nei sogni.
utente anonimo

#5    09 Settembre 2008 - 21:36
 
immagino tanti Ieri e Oggi che si susseguono come gli ospiti di - lei senza dubbio ricorderà, Arimane- L'hotel straordinario" di Stanislaw Lem.
Riesco a pensare a ieri e oggi come solo come categorie separate: dà ristoro e respiro lo stacco, la possibilità (data dalla notte di mezzo) del cambiamento.

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#6    11 Settembre 2008 - 09:32
 
*Lemma:
Ci tornerò, presto.


*Scrivana:
Ma si resuscita ogni mattina.


*Proteus:
Parafraserei un incipit di molto tempo fa, proprio pensando ad Agostino: "Dove comincia il passato?"


*Anonimo:
O come il pianeta del post precedente


*Crono:
Eh, non era facile sistemarli, gli ospiti di quell'hotel!


La notte come iato ristoratore, sì. Che crea fotogrammi distinti, osservabili senza confondersi.
Questa frammentazione del tempo, d'altronde, è una specialità di Cronomoto (nomen est omen) ;).
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