Dialogo
Ieri - E poi, senza di me non ci saresti.
Oggi - Ma piantala! Eri come me, fino a pochissimo tempo fa: frettoloso, concreto, distratto; brutale perfino.
Ieri - E' questo il mio rimpianto: esistessi adesso sarei saggio e attento. Ma il destino di tutti è vivere e agire quando si è tutto il contrario.
Oggi - Bella forza, essere saggi e precisi, quando si sa come va a finire!
Ieri - Ho detto "attento", non "preciso": c'è una certa differenza. E poi: chi lo dice che finisce?
Oggi - Bah! Sottigliezze! E comunque sbrigati a dirmi cosa vuoi: ho da fare, sai?
Ieri - Non voglio nulla. Avevo solo la speranza di renderti più ragionevole; ma vedo che è fatica sprecata.
Oggi - Sì, la ragionevolezza! Ne parlano in molti, quando sono come te, sottili e immateriali. Io ragiono quanto basta. Vuoi vedere? Allora: dici che non esisterei, senza di te. E di te, che dire? Se non ti pensassi io, se non fossi nella mia memoria, che ne sarebbe di tutta la tua saggezza e attenzione? Svaniresti come il bambino sconosciuto che ci saluta con la mano dalla sua finestra mentre corriamo su un treno: un istante - commovente, magari – poi scompare per sempre. No, no! Ti dico di più: tu ci sei, sei come sei, sei così come ti vedi e come io ti vedo perché sono io a costruirti, ricordando, scegliendo pezzi di memoria e salvandoli, lasciando che altri sprofondino. Ti ho modellato, e ti rifinisco ogni volta che ti evoco. Ti cambio, addirittura, da un momento all'altro: fra un po' potresti essere vecchio e insignificante, altro che questa bella luce soffusa che ti circonda e questi bei riccioli!
Ieri - Mi faresti questo? Rinunceresti a sapere d'essere stato sorridente e innamorato, speranzoso e ingenuo? Vorresti davvero che ti apparissi grigio e stanco come temi di essere o di diventare?
Oggi - Non si tratta di volere. E' che le cose cambiano. Qui ho caldo o freddo, sento dolore, faccio fatica. Sono cose che bruciano. Non è come stare tutti contenti a guardare le proprie spire trasparenti e luminose, senza far nulla.
Ieri - Ho lavorato come e più di te, a suo tempo. Lascia che cali la sera, che passi la notte. Capirai.
Oggi - Cosa c'è da capire? Prima che sia notte ho tanto da fare che non posso certo perdere tempo a capire!
Ieri - Sarai come me, domani. Di tutte le cose che oggi pungono resteranno solo cicatrici, tutte quelle che ti sembrano urgenze saranno alle tue spalle, rallentate, sbiadite; e tutto quello che tieni in mano probabilmente ti sarà sfuggito. E' doloroso, da un lato. Ma è un tale sollievo!
Oggi - Domani! Me ne hanno già parlato, di questo Domani. Mi sono fatto l'idea, però, che anche lui dipenda da me. Sono io ad essere il fulcro, mio caro!
Ieri - Posso dirti? Fra poco sarà notte. Il buio e il silenzio ti faranno scivolare in un sonno dal quale non emergerai se non come me, immateriale e pacato. Sarai me, in un certo senso. Saremo me.
Oggi - Bene, vedremo. Se ne riparla dopo questa famosa Notte, che pare sia letale come un veleno.
Ieri - No: è fresca, ristora.
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