giovedì, 25 settembre 2008
Fiat lux

Quando il sole rimase fisso sopra l'orizzonte e le notti scomparvero dall'intero emisfero, non tutti compresero cosa avevamo perduto. All'inizio, molti si illusero di essere fra i fortunati che non erano sprofondati nella notte perenne, compiangendo la metà del mondo che moriva, privato della luce e del calore. Bastarono però pochi mesi perché si toccassero con mano le proporzioni della tragedia che l'incomprensibile capriccio del cosmo aveva innescato. Non parlerò delle malattie che colpirono gli uomini privati del ristoro del buio, né delle guerre che opposero i milioni di migranti delle zone notturne agli eserciti schierati a difesa della parte illuminata. Tanto è stato scritto e detto, su questo; il nuovo equilibrio del mondo, costato dolore e sangue e pena, è ormai raggiunto da molti anni.
No, parlo invece della condanna a rinunciare al tempo in cui il tempo sembra non esserci, a percorrere ore che sembrano infinite, a luoghi usuali trasformati in mondi magici, alla pace degli occhi, alla vacanza dalla luce, al luogo dove finalmente le regole zoppicano, al regno del possibile. Sempre svelato e definito dalla luce, il mondo sembra non avere più segreto alcuno; spettri, lemuri e vampiri sono svaniti - è vero - insieme alla paura, ma i contorni netti e i dettagli distinti delle cose dicono meno di quanto non dicessero angoli bui e mobili e oggetti e muri ridotti a ombre scure.
E poi, insieme alle notti, abbiamo perduto il silenzio.
ArimaneBis, 21:26 | link | commenti (9)
Commenti
#1    26 Settembre 2008 - 11:01
 
E' vero che la luce senza il buio è una tortura (come le parole senza il silenzio, come ogni cosa che non preveda un'alternativa).
Forse è proprio la scelta, la possibilità, l'alternanza, il non definitivo, che rende la vita sopportabile.
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#2    26 Settembre 2008 - 16:31
 
*Riccio:
La maggiore specificità della scrittura in rete è la possibilità che chi legge indichi a chi ha scritto delle possibili letture di cose inconsapevolmente depositate.
Riflettendo su quanto hai colto quanto a centralità dell'alternanza nel rendere vivibile il mondo ("di fuori" e "di dentro"), la ritrovo come costante di lungo periodo: noto, in base a ciò che giustamente segnali, che molti dei miei Inferni erano basati sulla monotonia e/o sull'implacabile ripetizione.
Grazie!

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#3    26 Settembre 2008 - 17:45
 
è quel "sembra".
Niente sembra avere segreti però, si sa (si teme?), "il trucco c'è..." ma non può vedersi.
che angoscia...
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#4    26 Settembre 2008 - 23:24
 
il 'trionfo' macabro della luce segnerebbe la perdita della mobilità, in fondo.
Solo se c'è un opposto o un contrario, cui tendere, c'è mobilità. E' questa la dimensione dei transiti che rendono ogni passaggio una gradazione.
ln sua assenza, il verbo 'diventare' non avrebbe approdi, ma solo logoramenti o inasprimenti o rattrappimenti.
Non solo sparirebbe il buio, ma sparirebbe il grigio, con i suoi tentativi (o tentazioni).
Crollerebbero le terre di mezzo, gli spazi degli uccelli, le passerelle e gli ossimori.
E la mancanza della paura toglierebbe magia ad ogni gesto di consolazione-rassicurazione.
Temo prevarrebbe una solitudine così arida...

(Arimane, è giusto che tu lo sappia: la parte finale del tuo racconto emoziona. E non poco. No, non poco)
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#5    27 Settembre 2008 - 14:59
 
*Majara:
Quanto hai ragione!
E' proprio lì, il punto: non svaniscono i segreti del mondo, nella luce cruda e perenne; ma si vedono in tutta la loro drammatica banalità.



*Nebbie:
I grigi, sì. Le sfumature, le ombre. Quello che dà vita e colore alla vita e ai colori.
Direbbe Saramago: sparirebbero i "sottogesti" :))

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#6    27 Settembre 2008 - 15:36
 
..................
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#7    01 Ottobre 2008 - 19:11
 
Ah...queste ombre che ritornano!
:-)
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#8    02 Ottobre 2008 - 14:05
 
Che incubo,sarebbe, senza le partite in notturna :)
Il suo stile, caro arimane, è sempre un bell' esempio.
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#9    03 Ottobre 2008 - 05:26
 
*Lemma:
:::::::::::::::


*RosaTiziana:
Sì, si parlò di ombre, tanto tempo fa. Non passano mai di moda.


*Birambai:
A sua volta prende ad esempio ;)




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