martedì, 04 novembre 2008
Nera schiena

C'è un che di inaugurale, nell'acquisto dell'agenda, ogni anno. Trascuro spesso le piccole commissioni - multe, bollette, documenti - non per smemoratezza quanto per indolenza; ma al rito dell'agenda non sfuggo: puntuale, il cartolaio mi vede entrare in negozio verso la metà di ottobre, e mi indica ammiccando lo scaffale pieno dei libretti appena arrivati. Sarà che il mio cronico trascurare le scadenze trova assurdamente una sorta di magica rassicurazione nell'annotarle scrupolosamente, ma certamente senza quell'oggetto non potrei vivere. Quest'anno ho deciso di cambiare marca e formato: nei mesi passati mi sono reso conto che le pagine dell'agendina tascabile che uso da anni, sempre uguale, sono troppo piccole per contenere la massa di impegni che registro, per poi regolarmente disattendere. A casa, dopo l'acquisto, ho voluto prendere familiarità con l'agenda nuova e ho cominciato a sfogliarla. Ho pensato a un errore, in un primo tempo, o a una burla del cartolaio: fin dal primo giorno del calendario sono già segnati appuntamenti e scadenze, fittissimi, e così va avanti per molte pagine. Ho guardato nella rubrica: anche lì lunghe liste di persone e numeri di telefono. Sia le annotazioni, sia i nomi non mi dicevano nulla: luoghi e attività ignote, persone del tutto sconosciute. Tornando nel negozio per protestare, in più occasioni, ho trovato la saracinesca chiusa. Dopo alcuni giorni ho saputo dell'incidente in cui era morto il proprietario, senza lasciare eredi. Così ho aspettato il nuovo anno, per iniziare a usare l'incomprensibile agenda, o per cominciare a farmene usare. Puntuale, al mattino del primo dell'anno, squilla il telefono; controllo il numero sul display: è uno di quelli segnati nella rubrica. Un certo Emilio mi fa gli auguri, rammaricandosi di non essere stato a festeggiare con me, la notte scorsa. Nella confusione inquieta in cui la telefonata mi precipita, emerge un pensiero atterrito; sfoglio il libretto, e - sgomento - mi accorgo che a una certa data, non troppo lontana, le annotazioni si interrompono di colpo e tutte le pagine seguenti sono completamente bianche.
ArimaneBis, 22:53 | link | commenti (10)
Commenti
#1    04 Novembre 2008 - 23:00
 
Prospero: … che altro intravedi dietro la nera schiena del tempo?…
(W. Shakespeare, La tempesta)

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#2    07 Novembre 2008 - 12:16
 
Arimane, chissà che non si stato interrotto solo quel rito: inaugurale sì, ma anche non più utile rassicurazione. Chissà!
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#3    07 Novembre 2008 - 19:59
 
vorrei donarti un racconto.


Matteo dorme?

Centellinò frammenti di una realtà impazzita e fissò il calendario vuoto delle apparenze giornaliere. Senza dir nulla si voltò dall'altra parte e dormì. Sognò frammenti di presente mischiati, al modo dei sogni pomeridiani, casualmente a briciole ingombranti di un passato mitico. Grosse testuggini variopinte e lucertole sgambettanti in tricicli popolavano il giardinetto della sua infanzia. I viticci alti facevano ombra sui corpi allungati sotto ampie foglie sventagliate da mani invisibili: l'estate sbriciolava pietre di terra rossa, e la campagna pareva un sortilegio sospeso sulla musicalità nascosta delle cicale. Immobile stava un bestiame fantastico da bestiario medievale e gozzovigliava con lingue raspose l'aria. I pollini trasportavano vita extraterrena entro navicelle spaziali di spezie. Un sole peripatetico si trascinava lungo cortili celesti, perfetti e chiari. L'ombra del dubbio sotto grandi alberi rinverditi era un'intermittenza cosmica: luce e ombra, bene o male, si avvicendavano nell'aria non del tutto calma del pomeriggio semi torrido. La visione delle cose indietreggiava spinta da un carro di buoi intelligenti. I suoi occhi erano un campo di sale, marezzati da barchette di pensieri e grossi bastimenti di ossessioni compulsive. Per quanto tempo era stato rinchiuso nella sua botte di pazzia?
Matteo si avvicinò alla superficie della parete liscia che ogni volta, sfiorata dalle punte arrotondate dei polpastrelli, gli provocava una subitanea pelle d'oca; peggio che graffiare i muri con le unghie o la lavagna con la punta di un gesso sibilante. Francesca lo assecondava nei suoi folli gesti da dietro l'oblò del portaritratti; un varco spazio-temporale, dal quale un'altra realtà si affacciava su quella sua inutile visione delle cose attuali. Matteo si avvicinò cauto alla credenza dei ricordi, strinse il portaritratti con la mano destra e lo scagliò via, indecorosamente. Il suo ritratto si frantumò e anche il suo corpo venne sventrato. I suoi arti, come quelli di un manichino, si staccarono e cominciarono a vagare nello spazio siderale. Rimase solo il suo cranio.
"Come se bastasse un urto ad aggiustare tutto!" borbottò amareggiato il cranio, timoroso che Francesca lo calciasse via. Ma Francesca si mise a cullarlo amorevolmente tra le braccia. Matteo continuò a sognare, a lungo. Non volle risvegliarsi mai più.

leo
utente anonimo

#4    08 Novembre 2008 - 08:52
 
il rito dell' altrui agenda
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#5    09 Novembre 2008 - 18:31
 
Questo blog incanta e stordisce dalle belle parole che fioriscono come stelle di una notte d'agosto!!
:-DDD
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#6    11 Novembre 2008 - 18:07
 
adoro comprare l'agenda, è un rito anche per me, ma la mia è sempre diversa. odio che mi si regali una agenda, la voglio comprare da me! io sono curiosa, magari c'è scritto qualcosa di inaspettato, qualcosa che non dovrebbe esserci...
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#7    11 Novembre 2008 - 22:53
 
Ottimo, con un finale inquietante senza strafare!
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#8    13 Novembre 2008 - 09:31
 
*Lemma, Giarre, Mela:
Fa piacere sapere che il rito dell'agenda è diffuso e condiviso, anche se con tutte le riserve del caso.
L'agenda è un oggetto al tempo stesso rassicurante e inquietante, più del calendario, più dell'orologio.
E' il tempo oggettivato, quello di cui si crede di essersi impadroniti. Sbagliando, sempre.


*Anonimo:
Grazie.
Una lettura nel segno dell'eccesso. Linguistico e d'intreccio.


*PV:
Onorato di un tale commento da parte dell'ideatore della Morte Nasona. Il tag "Atropos", qui, evidenzia i racconti e gli incipit che hanno per protagonista la Nera Signora, meno brillante della Nasona, ma sempre egualmente antropomorfa.


*Narrando:
Ad ogni commento cresce il senso di colpa per non sottolineare abbastanza la bellezza degli scritti che vanno Narrando.

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#9    15 Novembre 2008 - 13:28
 
la misura e la bellezza insieme. nelle cose che scrivi non c'è mai una parola di troppo.
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#10    16 Novembre 2008 - 16:20
 
Come vorrei che fosse vero, Birambai!
;))
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