Nera schiena
C'è un che di inaugurale, nell'acquisto dell'agenda, ogni anno. Trascuro spesso le piccole commissioni - multe, bollette, documenti - non per smemoratezza quanto per indolenza; ma al rito dell'agenda non sfuggo: puntuale, il cartolaio mi vede entrare in negozio verso la metà di ottobre, e mi indica ammiccando lo scaffale pieno dei libretti appena arrivati. Sarà che il mio cronico trascurare le scadenze trova assurdamente una sorta di magica rassicurazione nell'annotarle scrupolosamente, ma certamente senza quell'oggetto non potrei vivere. Quest'anno ho deciso di cambiare marca e formato: nei mesi passati mi sono reso conto che le pagine dell'agendina tascabile che uso da anni, sempre uguale, sono troppo piccole per contenere la massa di impegni che registro, per poi regolarmente disattendere. A casa, dopo l'acquisto, ho voluto prendere familiarità con l'agenda nuova e ho cominciato a sfogliarla. Ho pensato a un errore, in un primo tempo, o a una burla del cartolaio: fin dal primo giorno del calendario sono già segnati appuntamenti e scadenze, fittissimi, e così va avanti per molte pagine. Ho guardato nella rubrica: anche lì lunghe liste di persone e numeri di telefono. Sia le annotazioni, sia i nomi non mi dicevano nulla: luoghi e attività ignote, persone del tutto sconosciute. Tornando nel negozio per protestare, in più occasioni, ho trovato la saracinesca chiusa. Dopo alcuni giorni ho saputo dell'incidente in cui era morto il proprietario, senza lasciare eredi. Così ho aspettato il nuovo anno, per iniziare a usare l'incomprensibile agenda, o per cominciare a farmene usare. Puntuale, al mattino del primo dell'anno, squilla il telefono; controllo il numero sul display: è uno di quelli segnati nella rubrica. Un certo Emilio mi fa gli auguri, rammaricandosi di non essere stato a festeggiare con me, la notte scorsa. Nella confusione inquieta in cui la telefonata mi precipita, emerge un pensiero atterrito; sfoglio il libretto, e - sgomento - mi accorgo che a una certa data, non troppo lontana, le annotazioni si interrompono di colpo e tutte le pagine seguenti sono completamente bianche.
C'è un che di inaugurale, nell'acquisto dell'agenda, ogni anno. Trascuro spesso le piccole commissioni - multe, bollette, documenti - non per smemoratezza quanto per indolenza; ma al rito dell'agenda non sfuggo: puntuale, il cartolaio mi vede entrare in negozio verso la metà di ottobre, e mi indica ammiccando lo scaffale pieno dei libretti appena arrivati. Sarà che il mio cronico trascurare le scadenze trova assurdamente una sorta di magica rassicurazione nell'annotarle scrupolosamente, ma certamente senza quell'oggetto non potrei vivere. Quest'anno ho deciso di cambiare marca e formato: nei mesi passati mi sono reso conto che le pagine dell'agendina tascabile che uso da anni, sempre uguale, sono troppo piccole per contenere la massa di impegni che registro, per poi regolarmente disattendere. A casa, dopo l'acquisto, ho voluto prendere familiarità con l'agenda nuova e ho cominciato a sfogliarla. Ho pensato a un errore, in un primo tempo, o a una burla del cartolaio: fin dal primo giorno del calendario sono già segnati appuntamenti e scadenze, fittissimi, e così va avanti per molte pagine. Ho guardato nella rubrica: anche lì lunghe liste di persone e numeri di telefono. Sia le annotazioni, sia i nomi non mi dicevano nulla: luoghi e attività ignote, persone del tutto sconosciute. Tornando nel negozio per protestare, in più occasioni, ho trovato la saracinesca chiusa. Dopo alcuni giorni ho saputo dell'incidente in cui era morto il proprietario, senza lasciare eredi. Così ho aspettato il nuovo anno, per iniziare a usare l'incomprensibile agenda, o per cominciare a farmene usare. Puntuale, al mattino del primo dell'anno, squilla il telefono; controllo il numero sul display: è uno di quelli segnati nella rubrica. Un certo Emilio mi fa gli auguri, rammaricandosi di non essere stato a festeggiare con me, la notte scorsa. Nella confusione inquieta in cui la telefonata mi precipita, emerge un pensiero atterrito; sfoglio il libretto, e - sgomento - mi accorgo che a una certa data, non troppo lontana, le annotazioni si interrompono di colpo e tutte le pagine seguenti sono completamente bianche.
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