Microtrilogia
Tre microracconti scritti per aderire all'invito settimanale di Caliyuga, di inventare brevissime storie su un tema assegnato, e apparsi sul suo blog Scrivere Libero. I titoli ricalcano, ovviamente, i temi proposti.
Ho un problema
Il dolore, proprio sotto la clavicola, dipende da un qualcosa che mi si è attaccato addosso. E’ una perfetta semisfera di metallo, scura, satinata, di tre o quattro centimentri di diametro; dal bordo inferiore escono una dozzina di minuscole protuberanze che affondano sotto la pelle. Quando ho provato a staccarlo, le zampette si sono rinserrate penetrando più a fondo e ho avvertito sulla superficie della sfera una sorta di brontolio. Al pronto soccorso si sono dichiarati impotenti; mi hanno mandato al reparto malattie infettive. Da lì mi hanno spedito in chirurgia, ma ho cambiato strada a metà del viale dell’ospedale: non ho intenzione di fare da cavia e le anestesie mi atterriscono.
Sì, ho un problema, decisamente.
Di ritorno
La rassicurante sensazione di familiarità che immiserisce il grande aeroporto della mia città quando ritorno da uno dei miei frequenti e rischiosi viaggi, questa volta non l'avverto. Saranno i molti fusi orari attraversati e riattraversati, le cautele per non farmi notare troppo, le fughe a zigzag fra i continenti ad avermi frastornato, ma mi sembrano strani gli arredi, l'accento della gente, i prodotti pubblicizzati sui muri. E non ho torto ad avvertire qualcosa di strano: il tassista ignora la strada dove abito, benché sia centralissima; e quando glielo conduco, al posto dell'anonimo palazzotto trovo un grande grattacielo di specchi. Ricordo allora che nel deserto gelido in cui ero stato costretto a rifugiarmi, ferito, lo sciamano della tribù che mi proteggeva aveva a lungo cantilenato accanto al mio corpo febbricitante e mi aveva fatto camminare, nel delirio, lungo una strada che attraversava il tempo.
Un consiglio
Non è tua abitudine intrometterti, ma stavolta ti sembra il caso. Con lo sguardo sperduto del turista, si aggira per la piazza arroventata, esausto. Il bar è invisibile, nel vicolo, dalla parte opposta a quella dove adesso si è fermato, disperato. Accosti, fai un cenno invitante verso l'insegna seminascosta. Ringrazia, sollevato. Lo segui con lo sguardo fino al vicolo, che abbia capito la strada.
L'auto che sgomma sulla piazza ti evita a stento, mentre riparti. Hanno fretta: in due si piazzano in strada a proteggere quelli che sparano e fanno strage nel bar dove l'anziano capo in disgrazia prendeva la sua granita.
![blognuvolebanner[1]](http://farm4.static.flickr.com/3021/2774575296_e5f3e778be_t.jpg)





